di Mar. Ros.
Se tra il 2019 e il 2020 il numero degli infortuni sul lavoro in Umbria ha fatto registrare una variazione pari a -25,2%, i dati Inail relativi al periodo gennaio-luglio del 2021, paragonati a quelli della stessa parentesi temporale dell’anno precedente non sono altrettanto confortanti e anzi segnano un’inversione di tendenza significativa (+16,6%), sulla quale pesa non solo la ripresa delle attività dopo il lockdown ma anche lo stesso Covid-19. Sono i dati forniti da Alessandra Ligi, responsabile della direzione regionale dell’Inail, nel corso dell’iniziativa recentemente organizzata da Arpa Umbria che, su iniziativa del direttore Luca Proietti, ha inteso avviare un dibattito e un confronto tra un’ampia molteplicità di soggetti, sul delicatissimo e sempre attuale tema della sicurezza.
Umbria 2021 In valore assoluto sono ben 5.018 gli infortuni sul lavoro verificatisi da inizio anno a fine luglio, 3.961 dei quali nella provincia di Perugia (+15.8% rispetto al 2020) e i restanti in quella ternana (+19,5%). Impressionante la variazione percentuale che si registra sui casi mortali (+320% mentre l’Italia segna -5,4%): 16 in valore assoluto, 12 dei quali in provincia di Perugia. Sul bilancio pesano anche gli infortuni sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail nel periodo gennaio 2020-giugno 2021 (1.356 in tutta la regione, sei dei quali con esito mortale di cui solo uno a Terni). Le denunce – è stato spiegato nel corso dell’evento – sono arrivate perlopiù dal settore sanitario e più in generale da addetti alla cura della persona. In aumento rispetto al 2020 anche le malattie professionali (+43%)
Arpa Ma l’appuntamento di Arpa, che si è tenuto l’8 settembre scorso nella suggestiva location di Villalago, tra Piediluco e Arrone, non è stata certo solo l’occasione per tracciare dati, bensì il punto di partenza per avviare una riflessione sulla necessità di una rivoluzione culturale in materia di sicurezza, con la consapevolezza dei numerosi cantieri che da qui a breve, col Pnrr, verranno avviati e le risorse a disposizione e quelle sin qui impiegate in materia di prevenzione, quindi l’opportunità del bando Isi dell’Inail teso a innalzare i livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché l’attività Spsal (Servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro). Enrica Crespi dell’Usl Umbria 2 ha ricordato come da un lato un euro investito in prevenzione corrisponda a 4 euro di guadagno in salute e, dall’altro, come l’Italia sia fanalino di coda in Europa per questo tipo di investimenti (0,5% della spesa sanitaria contro la media Ue del 2,9%).
Luca Proietti «L’obiettivo è quello di un mondo in cui il lavoro è benessere fisico e sociale; lavorare in sicurezza significa amare la propria vita e quella degli altri. In Italia tre persone al giorno muoiono per lavoro, nove sulla strada. La risposta del sistema Paese non può limitarsi a legiferazione e sanzioni, occorre cambiare cultura, un’impresa tra le più difficili al mondo; la resistenza al cambiamento può avvenire però facendo leva sul sentimento emotivo, il capitale umano è la chiave di volta».
Confindustria La riflessione aperta e il percorso avviato da Arpa piace agli industriali. Il numero uno di Confindustria Umbria Antonio Alunni ammette: «Il percorso di azione che possiamo attuare prevede proprio momenti come questo, le fasi sono: conoscere, discutere, decidere. L’analisi dei numeri e dei fenomeni è il primo passo. Il primo obbligo che sento di avere è tutelare chi è con me, i miei dipendenti. La chiamata che mi arriva dalla fabbrica fuori orario mi fa tremare le gambe (Alunni è a capo di Fucine Umbre). I controlli – aggiunge alla discussione – sono troppo pochi. Il tutor in autostrada ci fa andare piano e l’effetto di ispezioni costanti sarebbe lo stesso. C’e poi un nodo mai sciolto che è quello delle responsabilità. Che qualcuno paghi ok, ma che tocchi sempre al vertice anche quando di mezzo ci sono almeno sette livelli di figure professionali è forse una delle principali ragioni per cui sempre meno nascono realtà manifatturiere. L’amministratore delegato di un’azienda – dice toccando un altro tema bollente – è come il sindaco in Italia. Ci vuole un bel coraggio ad assumersi certe responsabilità. Portare infortuni e malattie professionali a zero ne vale la nostra libertà e come Confindustria mai difenderemo chi è contro la legge e non rispetta le norme ma non possiamo non sottolineare come la desertificazione industriale deriva pure dalla percezione di quelle realtà come luoghi esclusivamente di pericolo».
Il modello Ast Non a caso Arpa Umbria ha coinvolto tra gli ospiti Stefano Oliviero Pennesi, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro Terni-Rieti; Danilo Serva, direttore del dipartimento di Prevenzione Usl Umbria2. All’iniziativa, accompagnato dal responsabile Ambiente, Fernando Camponi, ha portato la testimonianza dell’esperienza recente di Acciai speciali Terni, il direttore dello stabilimento siderurgico, l’ingegnere Dimitri Menecali che ha illustrato il progetto Lihs e l’istituzione del safety leader: «Sicurezza – ha detto – non è solo un obbligo di legge ma una volontà che perseguiamo con passione. Quando otteniamo risultati a scapito dei livelli di sicurezza – ha aggiunto – stiamo raggiungendo qualcosa di effimero». Menecali ha dunque parlato del miglioramento continuo di norme e procedure e delle pause riservate a questo sottolineando: «In termini di sicurezza siamo quasi sette volte più bravi del resto della siderurgia».
