di Fabio Toni e Ivano Porfiri
Luca Galletti (50 anni), Paolo Zappelli (68) e Antonio Zitti (53): questi i nomi delle tre persone arrestate in seguito alle indagini sul ‘buco’ nelle casse della diocesi di Terni, stimato dagli inquirenti in oltre 15 milioni di euro. Contestualmente è stata applicata anche la misura interdittiva, rappresentata dal divieto dell’esercizio dell’attività professionale per due mesi, nei confronti del notaio ternano Gian Luca Pasqualini. L’ordinanza è stata firmata dal gip Pierluigi Panariello su richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Massini. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti della squadra mobile della questura di Terni, coordinati dal dirigente Francesco Petitti, e dagli uomini del nucleo speciale di polizia valutaria di Roma della guardia di Finanza, guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
TUTTI I CAPITOLI DELL’INCHIESTA
Interrogatori Gli interrogatori di garanzia degli indagati sono stati fissati per venerdì 19 luglio all’interno del palazzo di giustizia di Terni.
L’affare del castello Luca Galletti e Paolo Zappelli, per lungo tempo ai vertici rispettivamente dell’ufficio tecnico e dell’ufficio amministrativo della diocesi di Terni Narni e Amelia, sono accusati di aver dato vita ad un’associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla truffa. Stessa accusa anche per Antonio Zitti, dirigente dell’ufficio lavori pubblici del comune di Narni. L’indagine – primo filone di un laoro più ampio – è legata alla compravendita del castello di San Girolamo di Narni, avvenuta fra il 2010 e il 2011. Un affare, secondo gli inquirenti, accompagnato da numerose irregolarità e che avrebbe prodotto un ammanco di oltre un milione di euro nelle casse della Curia.
Le accuse Per tutti le accuse sono quelle di associazione a delinquere, avendo costoro sfruttato: l’organizzazione aziendale di varie società che, nonostante inattive, sono state utilizzate, in assenza dei requisiti economico – finanziari e tecnico – organizzativi, per ottenere l’aggiudicazione attraverso altri mezzi fraudolenti del bando di gara per l’aggiudicazione del complesso immobiliare denominato Castello San Girolamo; l’organizzazione di mezzi e persone costituita da relazioni e contatti istituzionali tra Galletti e i vari amministratori del Comune di Narni, sfruttando altresì le cariche ricoperte all’interno dell’Istituto diocesano.
‘Avvisati’ Lo scorso marzo, in merito alle indagini sulla compravendita del castello narnese, il sostituto procuratore Elisabetta Massini aveva inviato sette avvisi di garanzia ad altrettante persone, incluse le tre per cui sono stati disposti gli arresti.
Sequestro Gli inquirenti, nel contesto dell’operazione, hanno posto sotto sequestro conservativo il castello di San Girolamo, in attesa di sviluppi investigativo. L’affare aveva visto un’uscita dalle casse della Curia superiore al milione di euro.
Collaborazione «Nel contesto dell’indagine – spiega il dirigente della squadra mobile di Terni, Francesco Petitti – ci siamo avvalsi del validissimo contributo dei colleghi del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza». Sono stati loro ad approfondire alcuni aspetti tecnici e contabili di particolare complessità. «Allo stesso tempo – osserva Petitti – ci tengo a sottolineare la grande collaborazione offerta dalla Curia, da monsignor Ernesto Vecchi: sono stati i primi a chiedere chiarezza attorno a tutte le vicende economiche e finanziarie della Diocesi».
Le perquisizioni Già nel mese di marzo erano state eseguite una serie di perquisizioni locali presso l’Istituto Diocesano per il Sostentamento per il Clero di Terni, il Comune di Narni, lo studio di un notaio ternano, la Curia e presso l’abitazione di Galletti e Zappelli. In particolare, la ricerca si era concentrata sui documenti relativi alla compravendita del castello di San Girolamo che aveva destato forti sospetti per le sue modalità poco chiare.
Prove inequivocabili La documentazione acquisita nella circostanza dalla squadra mobile e i certosini accertamenti della guardia di finanza hanno evidenziato quello che gli inquirenti definiscono un «quadro probatorio inequivocabile» circa la turbativa dell’asta relativa alla vendita del complesso edilizio e delle relative pertinenze, indetto dal Comune di Narni il 1° ottobre 2010.
Società senza requisiti Nel corso delle indagini è stato appurato il «ricorso ad una serie di mezzi fraudolenti, atti ideologicamente falsi, atti illeciti, comunicazioni tardive e proroghe richieste ad arte che hanno consentito l’assegnazione del complesso del Castello ad una società immobiliare pur non avendo la stessa i requisiti richiesti dal bando». Infatti, il bando di gara subordinava l’alienazione dell’immobile alla realizzazione su di esso di una struttura turistico-ricettiva con relativo avvio dell’attività entro il termine di quattro anni decorrenti dal ritiro del permesso di costruire, fissando il prezzo base d’asta in 1.740.000 euro, di cui il 10% (174.000 euro) da versare come anticipo.
La società Aggiudicatario della gara con un’offerta economicamente più vantaggiosa è risultata la società formata, tra gli altri, dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero come capofila e da altre società costituite per l’occasione, tra cui una controllata in toto da Luca Galletti e Paolo Zappelli, ciascuno con una quota del 50% del capitale sociale.
Il passo successivo Concluso il procedimento amministrativo della vendita, viziato – secondo l’accusa – da varie e numerose anomalie, in fase di preparazione dell’atto definitivo è uscita di scena la società di acquisto e gestione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (che già aveva versato un importante anticipo). Così il ruolo di capofila è passato alla società gestita da Zappelli e Galletti, che avrebbero così assunto la proprietà esclusiva dell’immobile.
Complicità nel comune di Narni L’Ati di imprese offerenti, con l’uscita dell’Istituto diocesano, veniva a perdere i requisiti essenziali per partecipare alla gara (agli atti della procedura di gara risulta che la società ha prodotto autocertificazione circa il possesso dei mezzi finanziari atti a far fronte all’aggiudicazione, allegando copia del bilancio dell’anno 2009 – 2008 anche se si è poi appurato: lo stato di inattività della società sino al 01.12.2011; la pressoché totale assenza di costi e ricavi per entrambe le annualità; la mancanza di dipendenti), ciò nonostante, grazie anche alla complicità di alcuni amministratori locali del Comune di Narni, la procedura di acquisizione è andata avanti a favore della società di Zappelli e Galletti.
Tentato di rivendere Le indagini hanno altresì consentito di appurare che Zappelli e Galletti, ancor prima che si perfezionasse l’atto e senza aver corrisposto l’importo stabilito per la compravendita al comune di Narni, garantito in questa fase da una fideiussione scaduta, hanno tentato in più occasioni di vendere ad un terzo in buona fede l’immobile e garantirsi il profitto dell’intera vendita senza aver «tirato fuori un centesimo», poiché come già detto, l’anticipo era stato versato dalle altre imprese partecipanti all’Ati.
Fermati dalla stampa Il danno per il Comune di Narni sarebbe stato inevitabile e certo, se alcuni articoli di cronaca (in particolare di Umbria24) e un’interrogazione urgente a risposta scritta di un consigliere comunale non avessero fatto desistere i due, preoccupati per una possibile indagine, già tuttavia avviata da tempo all’epoca dei fatti. Pur non vedendo realizzare totalmente i loro intenti, i due sono riusciti a provvedere al pagamento dell’importo della vendita, impegnando ancora una volta la Curia (all’interno dalla quale, va ricordato, Galletti ricopriva l’incarico di presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero) che versava, nonostante uscita dall’Ati, l’importo di oltre un milione di euro.
Le pecche del Comune Nel contempo nessuna anomalia veniva rilevata dal Comune di Narni, nonostante l’obbligo previsto dal Bando di procedere a verificare in capo al soggetto aggiudicatario dei requisiti di ordine generale e l’evidente assenza di qualsivoglia requisito tecnico-organizzativo e della relativa capacità economico-finanziaria. Gli atti relativi alla cessione del complesso “Castello di San Girolamo” sono stati stipulati dall’Amministrazione comunale con la sola “Iniziative Immobiliari Srl” quale controparte in luogo della “Ids” che pur versava cospicui importi, lasciando quindi proprietà ai già citati Zappelli e Galletti che, visti naufragati i tentativi di rivendere immediatamente l’immobile, hanno riprovato a vendere lo stesso come è provato anche dall’articolo visibile su internet (si veda articolo datato lunedì 10.6.13 Narnionline dove si parla della vendita del Castello per 6.000.000 di euro, offerta predisposta da società immobiliari delegate all’uopo da Zappelli).
Sviluppi Dopo i tre arresti di mercoledì mattina, l’inchiesta potrebbe vedere a breve nuovi sviluppi. Gli inquirenti, infatti, ritengono di aver individuato il modus operandi e i principali soggetti di un meccanismo, protagonisti di altre operazioni simili a quelle del castello di Narni.
