di Massimo Colonna
«Quando abbiamo mandato una lettera al precedente board e a tutti gli apicali per far conoscere la situazione che si stava creando, dopo sei ore ci è arrivata la rescissione per gli appalti che avevamo». E’ uno dei momenti più importanti della conferenza stampa convocata a sorpresa da Cristian Spina, il titolare dell’azienda Misp Automation che nel 2013 ha denunciato comportamenti illeciti da parte di dipendenti Ast finiti al centro dell’indagine condotta dalla procura di Terni denominata Do ut des. Spina, all’indomani dell’avviso di chiusura delle indagini per 11 dipendenti del colosso di viale Brin, si è sfogato raccontando tutta la sua verità e anche il modo con cui si è riorganizzato a livello aziendale.
L’appalto per le caldaie «Dopo aver ottenuto l’appalto per la manutenzione delle caldaie dell’Ast (firmato il primo febbraio 2011, ndr) ho subito fatto presente all’azienda – spiega Spina nella conferenza stampa organizzata nella sua azienda di vocabolo Sabbione, alla presenza del suo legale difensore, Carlo Viola – che c’erano diversi lavori da effettuare per adeguarsi alle normative. Il tempo passava ma non arrivavano risposte, nonostante continuassi a far presente la situazione. Anche la perizia giurata di un tecnico esterno ha confermato le mie tesi. Però la situazione non è cambiata. Anzi, nel frattempo mi chiedevano anche di firmare come Terzo responsabile delle caldaie. A quel punto ho chiesto un incontro al vecchio board tramite una lettera, ma nel giro di sei ore mi sono arrivate le comunicazioni di recesso per tutti i contratti». Tutti passaggi, questi, finiti oggetto di indagini da parte della procura.
Causa civile «Non solo – continua Spina – ma non ho nemmeno ricevuto i soldi che dovevo ottenere per i lavori svolti con la Misp, per circa 150 mila euro. Anzi, per quei lavori mi hanno fatto anche causa». «Per tale questione – ha precisato l’avvocato Viola – è in corso un procedimento civile». «Si tratta di fondi – ha ripreso l’imprenditore – che servirebbero a me e soprattutto ai miei dipendenti. E’ inutile dire che questa storia ci ha tagliato le gambe come Misp. Ma io ho avuto coraggio e mi sono organizzato diversamente».
L’altra vita di Spina La Misp a pieno regime contava 40 dipendenti, oggi precipitati a 3. Con un fatturato passato da 2 milioni di euro a 60 mila. Nel complesso una perdita di 25 posti di lavoro. «C’è voluto tanto coraggio – racconta Spina mentre guarda i suoi dipendenti che lo accompagnano in sala conferenza – e in molti mi hanno detto che ero un pazzo a mettermi contro l’Ast. Ma mi sono tolto un peso e ho trovato il modo di reagire. Ho costituito una nuova azienda, la Sm Inox, che oggi conta 12 dipendenti. Noi oggi dobbiamo importare l’acciaio dalla Spagna. L’Ast infatti non vuole più vendermelo».
L’appello alla Morselli «Non ho avuto mai occasione di parlare e conoscere l’amministratore – ha proseguito Spina rivolgendosi all’amministratore delegato Lucia Morselli, che nel frattempo continua lo scambio di battute con i sindacati in merito alla riorganizzazione del sito – ma voglio farle un appello: quello cioè di tenere un comportamento completamento diverso rispetto a prima e di darci un taglio netto. Spero che si arrivi ad una soluzione perché abbiamo bisogno soprattutto di quei soldi per i nostri dipendenti, che nei momenti duri non hanno mai mollato. E di questo li ringrazio».
