di Enzo Beretta
La droga e il denaro sequestrato dalla polizia nell’ambito dell’indagine Big Rock coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia comprova «un giro di affari di assoluto rilievo tramite il quale gli indagati conseguono elevati profitti destinati, in buona parte, ad essere reinvestiti in altri acquisti di cocaina per rafforzare sempre di più, nel tempo, la posizione del gruppo sul mercato». E’ spiegato nell’ordinanza del gip Carla Maria Giangamboni che ha disposto la misura cautelare in carcere per 36 albanesi finiti nel mirino della squadra mobile di Perugia. Il gruppo si è saputo mostrare versatile ai blitz dell’antidroga: «Gli arresti dimostrano che il sodalizio ha mantenuto la sua piena efficienza con il coinvolgimento di altri albanesi andati a sostituire quelli ‘venuti meno’, senza interrompere in alcun modo il traffico illecito. Tramite i suoi referenti in Albania il ‘capo’ è in grado di far venire in Italia, in caso di necessità, nuovi pusher per ampliare l’attività o sostituire quelli non più utilizzabili».
VIDEO: L’OPERAZIONE BIG ROCK DELLA SQUADRA MOBILE
Vivere di cocaina Stando alle indagini «tutti gli indagati traggono il loro sostentamento esclusivamente dal traffico di cocaina e quelli che svolgono un’attività lecita la mantengono solo come ‘copertura’ per mascherare la reale provenienza dei loro redditi». Nel corso dell’inchiesta – coordinata dal vicequestore Marco Chiacchiera – è emerso che «il sodalizio si sarebbe costituito a Perugia nell’ottobre 2013 rimanendo operativo fino a tutto il 2015». E’ riuscito a resistere agli attacchi di clan rivali e ai sequestri della polizia che ha rinvenuto sotto terra droga e migliaia di euro.
L’ovetto Kinder e lo sconto (come al negozio) Nell’ordinanza vengono ricostruiti gli affari da capogiro del presunto clan.Centinaia di migliaia di euro derivanti dal traffico di chili di cocaina. Ai tossicodipendenti ‘fidelizzati’ o a quelli che acquistavano più di un grammo di ‘neve’ venivano praticati sconti. Un acquirente – è ricostruito – insisteva per ottenere un trattamento di favore e il pusher gli ha spiegato che avrebbe dovuto «rendere conto» alla gerarchia «come farebbe il commesso di un negozio su un eventuale sconto non autorizzato». Durante alcune perquisizioni la polizia ha anche sequestrato «nove involucri di cocaina custoditi all’interno di un involucro di plastica tipo ‘ovetto Kinder’».
Duemila euro cash per l’avvocato La polizia ha scoperto che alcuni spacciatori, appartenenti alla sfera più bassa, venivano retribuiti con uno «stipendio». Scrive il giudice: «Qualcuno era scontento e si lamentava per l’esiguità dei loro guadagni rispetto ai profitti del boss». Le intercettazioni – è spiegato – rivelano anche che il presunto capo ha fatto avere duemila euro ai familiari di un sodale arrestato. Per il pagamento delle spese legali.
