di Enzo Beretta e Ivano Porfiri
Pur essendo un runner con 28 maratone alle spalle Francesco Messina è un questore che crede nel «gioco di squadra». «La sicurezza – dice ai giornalisti – non si mantiene se non si lavora insieme. A Perugia c’è un grande senso civico e il valore aggiunto di questa regione è proprio da ricercare nell’abitudine dei cittadini a collaborare». Durante l’incontro di presentazione alla stampa, a pochi giorni dal suo insediamento già caratterizzato dalla visita di Papa Francesco a Norcia e dall’inaspettata preghiera del Pontefice col microfono di un’auto della polizia, Messina sottolinea l’importanza del ruolo dei cronisti: «L’informazione è determinante e anche la stampa fa sicurezza».
Polizia e servizi segreti «Il mio predecessore Carmelo Gugliotta – spiega Messina – è un ottimo funzionario ma soprattutto è stato un grande questore che qui ha svolto un lavoro eccellente. Il ruolo del questore non è fare indagini – aggiunge – ma occuparsi di sicurezza in senso ampio». Parola di un investigatore di esperienza ultratrentennale che in carriera ha ricoperto ruoli prestigiosi: squadra mobile di Milano, Direzione investigativa antimafia (dove si è occupato delle inchieste sulle stragi di Cosa nostra), Criminalpol, incarichi nelle questure di Reggio Calabria e Brescia, capocentro del Sisde a Palermo per tre anni e mezzo nell’era del generale Mario Mori, vicario a Bergamo, questore di Varese e Caserta e ora Perugia.
Questione-sicurezza «Il questore approfondisce la questione-sicurezza: «Non è più da intendersi in senso stretto in termini di prevenzione e repressione. In una società complessa come la nostra sono diversi gli attori che devono lavorare insieme. Insieme a noi c’è il sindaco, la politica, il cittadino, perfino i condomini di un palazzo hanno un ruolo. Ogni figura contribuisce con le proprie responsabilità. A Perugia già si fa questa cosa e intendo proseguire in questa direzione».
L’uovo di Colombo Poi c’è l’ordine pubblico, aspetto centrale nell’ultimo periodo in cui sono arrivati in Umbria il Papa (tre volte in due mesi), il presidente Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi, ministri e leader religiosi da tutto il mondo: «Insieme ai grandi eventi il controllo del territorio è importante per favorire la prevenzione che, come dicono i medici, aiuta. Potrebbe sembrare l’uovo di Colombo ma con una presenza più capillare di pattuglie sul territorio si ottengono risultati eccellenti. Anche la percezione della sicurezza ne trae vantaggio, pur sempre senza militarizzare la città».
Capitolo terrorismo «In questa regione – spiega il nuovo questore – c’è una forte presenza di immigrati, molti dei quali regolari, ma è un settore da approfondire perché esistono aree disagiate in cui potrebbero maturarsi percorsi di radicalizzazione ideologica». Obiettivo della polizia nelle prossime settimane sarà quello di monitorare «i centri di culto non censiti».
Ex Capitale della droga Sul fronte droga «c’è sensibilità nonostante, rispetto a qualche anno fa quando Perugia venne etichettata come ‘Capitale della droga’ le presenze in città sono cambiate. C’è ancora da fare perché il lavoro non è finito – prosegue Messina -. Non so neppure se è corretto parlare ancora di emergenza-droga. In ogni modo la polizia non applica la legge come i magistrati bensì deve farla rispettare, portando all’attenzione dei Pm elementi validi per sostenere processi».
Pericolo mafia «In Umbria – spiega Messina, esperto antimafia – la criminalità organizzata agisce in maniera diversa rispetto ai luoghi di origine, in maniera non militare. Questo però non significa che non esista, anzi, è proprio nelle aree sane che avvengono i maggiori investimenti economici. Nostro compito sarà quello di alzare il livello delle indagini per mostrarci ancor più sensibili ai campanelli d’allarme. L’esperienza ci insegna che in regioni come questa non sono gli uomini d’onore a gestire gli affari bensì fiancheggiatori e colletti bianche che si muovono in una zona grigia. È lì che vogliamo e dobbiamo intervenire».
