di Maurizio Troccoli
I quattro anni trascorsi in cella al carcere di Capanne, a Perugia, «un inferno» nelle parole e nel libro di amanda Knox. Di quella lunga esperienza del carcere Amanda racconta particolari raccapriccianti che non riesce a dimenticare, come le richieste di un rapporto omosessuale da parte di una compagna di cella e le avance di un secondino. Amanda nel carcere di Perugia, per chi l’ha vista, per chi l’ha incontrata, esprime una personalità non troppo distante da quella che siamo stati abituati a conoscere dai media. Spesso è da sola, in un angolino tutto suo, nei momenti di incontro o durante alcune iniziative insieme ad altre detenute. Ascolta musica, sembra volersi sollevare dallo stato di mediocrità verso cui si rischia di scivolare durante l’esperienza della detenzione. E’ apparsa anche ‘stralunata’, come a volere esorcizzare il dolore, lenta e non reattiva nel comprendere il contesto, come fosse impacciata, così come lei spiegherà nel so libro quando dirà che, di fronte alle avance, pensava di non avere compreso bene cosa le stessero chiedendo.
Alcuni particolari Sarebbe stata una compagna della sua cella a chiederle a più riprese una relazione omosessuale. A questo racconto nel suo libro Amanda aggiunge altri particolari di quell’ «inferno», come il ‘verdetto’ – poi rivelatosi falso – di avere l’hiv e le ‘avance’ sessuali di uno dei secondini. Ecco cosa emerge da ‘Waiting To be Heard’, il racconto dei quattro anni nel carcere perugino di Amanda Knox, la 25enne di Seattle, oggi studentessa alla Washington University, da sempre al centro dell’omicidio di Meredith Kercher.
VIDEO. LA SENTENZA E LE URLA IN PIAZZA
TUTTI I VIDEO SULL’OMICIDIO MEREDITH
LA DURA REQUISITORIA DEL PG: ASSOLUZIONI ILLOGICHE
L’anticipazione Harper Collins ha vinto la guerra per i diritti con un’offerta da 2,6 mln di dlr e lo manderà sugli scaffali tra un paio di settimane. Ma intanto – in attesa del nuovo processo di appello, questa volta dinanzi alla Corte d’Assise di Firenze (e non piu’ a Perugia) – il Dail Mail ha pubblicato un’anticipazione dell’autobiografia centrata proprio su quello che viene definito l’”inferno” nella prigione italiana.
FOTOGALLERY. IL GIORNO DI AMANDA
TUTTE LE FOTOGALLEY SUL PROCESSO MEREDITH
Le molestie Le presunte molestie sessuali da parte di uno dei secondini piu’ anziani, oggi in pensione e che peraltro ha sempre smentito ogni accusa, vengono raccontate con dovizia di particolari. “In un biglietto scritto a un amico, Amanda raccontava che ‘l’uomo la accompagnava in quasi tutte le visite mediche, due volte al giorno; e di notte mi chiamava fino al terzo piano in un ufficio vuoto per fare ‘chiacchiere’: era fissato sul tema del sesso: con chi l’avevo fatto, quanto mi fosse piaciuto… se mi sarebbe piaciuto farlo con lui. Ero cosi’ sorpresa e scandalizzata dalle sue provocazioni che a volte pensavo che non capissi cosa mi dicesse. Quando capii che voleva parlare di sesso, tentai di cambiare argomento”. Amanda vive da tempo in Usa e quando, il mese scorso, la Corte di Cassazione ha deciso di affidare a un nuovo processo il caso, ha ripetuto che le accuse nei suoi confronti sono «completamente ingiuste e infondate».
