Aiuto compiti, immigrati, scuola, centro sociale

Era stato il figlio minorenne a raccontare in un tema scritto a scuola quello che aveva visto tra le mura di casa: il padre che tentava di strangolare la madre davanti ai suoi occhi. Un episodio del dicembre 2023 finito nero su bianco nell’elaborato consegnato alle maestre e poi entrato nell’inchiesta sui maltrattamenti. Fatto dal quale, insieme agli accertamenti successivi, era emerso un quadro che la Procura ha definito di condotte «abituali e continuative» ai danni della compagna, del figlio e del padre convivente. Oggi l’imputato, un 51enne eugubino condannato nel giugno scorso a quattro anni di reclusione, è in carcere a Capanne dopo essere stato ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e violazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare. L’imputazione descrive violenze fisiche e psicologiche, percosse e minacce. Il 20 agosto 2025 il 51enne, dopo avere inveito contro la compagna, avrebbe spintonato il figlio intervenuto per difendere la madre e gli avrebbe detto: «Tanto prima o poi ti ammazzo, posso farlo quando voglio». Contro il ragazzo avrebbe anche lanciato una cassa bluetooth. 

La richiesta In queste ultime ore il suo difensore, l’avvocato Ubaldo Minelli, ha chiesto al giudice di farlo uscire per consentirgli di scontare la misura cautelare agli arresti domiciliari in una comunità per persone con problemi di dipendenza. L’istanza è stata presentata dopo la sentenza pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare di Perugia Margherita Amodeo, che si è riservata la decisione. A sostegno della richiesta Minelli questa mattina ha depositato una relazione del Servizio dipendenze dell’Usl Umbria 1, datata 24 settembre, che ricostruisce il percorso terapeutico del 51enne e indica la possibilità di un suo prossimo ingresso in una struttura residenziale. L’uomo – si apprende – è seguito dal SerD di Gubbio dal marzo 2020 nell’ambito di un percorso volontario per le dipendenze da sostanze stupefacenti e alcol. Nel documento vengono indicate problematiche legate all’uso di alcol, cannabis e cocaina. Il servizio ha prospettato sia un trattamento ambulatoriale sia l’inserimento in una comunità per tossicodipendenti.

La comunità Ed è proprio su questa seconda possibilità che punta la difesa. Il 51enne è stato inserito circa un anno fa nella graduatoria per l’accesso alla struttura e, scrive il SerD, «è attualmente il prossimo in ordine di assegnazione del budget per l’invio in comunità». I tempi non sono ancora definiti, ma l’attesa viene stimata «indicativamente in alcune settimane, massimo alcuni mesi», con la prospettiva di un ingresso entro l’anno. Nella stessa relazione il servizio sottolinea che l’uomo si è «sempre mostrato come pienamente partecipe e collaborativo alle proposte terapeutiche» e interessato a raggiungere «una effettiva e stabile astensione dall’utilizzo di sostanze stupefacenti». Elementi sui quali Minelli ha fondato la richiesta di sostituire il carcere con i domiciliari in comunità.