Lavenia

«L’identità dei ragazzi è fragile: non riescono più a raccontare attraverso le parole ciò che provano e lo fanno attraverso le immagini». Interviene così Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Dite, che si occupa di Dipendenze tecnologiche, Gap e Cyberbullismo, all’indomani della tragica morte del diciassettenne di Acquasparta che, secondo la ricostruzione, è stato travolto dallo scooter dell’amico a cui stava facendo un video.

Un gioco pericoloso che si è drammaticamente rivelato fatale, che spinge Lavenia a fornire alcune coordinate per tentare di capire l’incomprensibile: «L’identità dei ragazzi è fragile. Non riescono più a raccontare attraverso le parole ciò che provano e lo fanno attraverso le immagini. Hanno bisogno di essere riconosciuti e tentano di mostrare attraverso i canali social una parte di loro che può identificarsi con il sogno di un altro ragazzo della loro età. Perché così, magari, vengono imitati e si sentono importanti». E ancora: «Dovremmo aiutarli, non incutendogli timore, ma – dice Lavenia – interessandoci a loro, a quello che fanno e chiedendo cosa provano. Nessun ragazzo dirà dell’intenzione di fare un selfie estremo o un video che mostra una bravata, ma ecco perché dobbiamo tornare quanto prima a conoscere davvero le loro emozioni e a trasmettere il senso del limite. E questo si fa ricominciando dalla parola, dal confronto, e con l’interesse da parte di tutti gli adulti».

E al dramma di Acquasparta si sommano altri campanelli d’allarme. Lavenia parla dei «selfie estremi, ossia quelli scattati in cima a una gru di un cantiere o sul cornicione di un grattacielo, molto diffusi soprattutto negli Stati Uniti, dove l’Università Carnegie Mellon della Pennsylvania ha parlato in un recente studio di 170 morti». Sotto la lente dell’associazione Dite anche «l’Ice cube challenge che con sale e ghiaccio causa ustioni sulla pelle e ancora l’attraversamento dei binari della ferrovia mentre un treno sta arrivando in stazione: «Dobbiamo vedere questi fenomeni sotto una luce più ampia e considerare che il sistema limbico dei ragazzi, sede tra l’altro dell’emotività e dei comportamenti, si forma completamente intorno ai 20 anni, anche per questo non hanno l’esatta contezza del pericolo che stanno correndo».

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