di Enzo Beretta
La procura di Perugia ha chiesto di rinviare a giudizio 118 persone finite sotto inchiesta nell’ambito delle indagini «Girasole» e «Girasole 2» che avevano individuato una presunta organizzazione criminale dedita alla gestione e allo sfruttamento della prostituzione nei locali notturni. Si tratta di due indagini dei carabinieri del Ros iniziate, rispettivamente, nel 1999 e nel 2002, poi unificate dal pm Antonella Duchini della Direzione distrettuale antimafia.
I tempi della maxi-inchiesta La maxi-inchiesta si è conclusa nel 2009 e nelle carte dell’accusa erano elencati 198 nomi. Tra mille problemi l’udienza preliminare è iniziata nel 2012 e in cinque anni dinanzi al gup Alberto Avenoso si sono tenute 29 udienze. Enormi le difficoltà legate soprattutto ai problemi di notifiche agli imputati residenti all’estero. Non è stato possibile sentire in incidente probatorio un coimputato che in sede di indagine aveva collaborato con il Raggruppamento operativo speciale a causa di una patologia psichiatrica. Ora siamo alle battute conclusive e per i 123 imputati rimasti – undici sono morti, cinque hanno scelto di essere processati con rito abbreviato, altre posizioni sono state stralciate – è stata ribadita in aula la richiesta di rinvio a giudizio.
Ragazze dell’Est Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’inchiesta «Girasole», chiamata con il nome del fiore, aveva permesso di smantellare un gruppo criminale composto da albanesi e da appartenenti alla mafia italiana dedito alla tratta internazionale di donne poi fatte prostituire nel circuito nei night-club. L’organizzazione, di tipo orizzontale, gestiva e sfruttava la prostituzione sulla strada ma anche in alcuni locali tra l’Umbria e il Lazio, senza tralasciare il narcotraffico: cocaina dalla Colombia e hashish dall’Albania. Il secondo filone, invece, aveva individuato interessi nel contrabbando internazionale di clandestini da paesi dell’Est europeo (nello specifico Ucraina e Russia) verso l’Italia e altri Stati come Portogallo, Francia e Germania.
Associazione mafiosa e riduzione in schiavitù I reati contestati a vario titolo riguardano l’associazione per delinquere di stampo mafioso, la riduzione in schiavitù e lo spaccio di droga. Sono invece già prescritti episodi di estorsione, associazione, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Entro la fine di ottobre si conoscerà la decisione del giudice. Allarga le braccia sconsolata l’avvocato Cristina Zinci (difensore di una decina di imputati): «E’ un processo faticoso, la fine è ancora lontana».
