Al centro Francesca Colaiacovo

di Francesca Marruco

«Siamo molto contenti perché questa è la verità». Le poche parole di Paola Colaiacovo, dopo la lettura del verdetto con cui lei, Francesca e Giuseppe Colaiacovo, insieme al farmacista Massimo Ceccarelli e a Gustavo Messina sono stati assolti, non contengono la gioia degli imputati nel processo per la presunta faida in casa Colaiacovo. Lacrime e abbracci dopo che, al termine di sette ore di camera di consiglio, il collegio presieduto dal giudice Alberto Avenoso, a latere Daniele Cenci e Fortunata Volpe, emette la sua sentenza.

 Il secondo comma Gli imputati, vengono assolti in virtù dell’articolo 530 del codice di procedura penale,  secondo comma, quello secondo il quale, «il giudice pronuncia sentenza di assoluzione quando manca o è insufficiente, o è contraddittoria la prova  che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso , che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile». In altre parole, la vecchia formula dubitativa per insufficienza di prove. Saranno comunque le motivazioni, che verranno depositate entro 90 giorni a spiegare qui sono i motivi per cui i giudici sono arrivati all’assoluzione.

Commenti Cita Simone Weil il farmacista Massimo Ceccarelli al termine dell’udienza,  che dice: «chi costruisce complotti o altro è  destinato a Waterloo  e a 24 pugnalate. La storia non consente alla forza di prevalere sul pensiero».  Commento più pacato quello degli avvocati Nicola Di Mario e Franco Libori che hanno espresso  «soddisfazione poiché gli argomenti esposti nel corso dei lunghi interventi hanno trovato accoglimento presso il tribunale». Senza peli sulla lingua  l’avvocato Claudio Fiorucci parla invece di «soddisfazione perché è stata ristabilita la verità e l’estraneità degli imputati a questi fatti. I nemici della famiglia Colaiacovo non sono nella famiglia Colaiacovo».

 Le accuse Giuseppe, Francesca e Paola Colaiacovo, insieme ai coimputati Pierpaolo Ligi, Massimo Ceccarelli e Gustavo Messina, erano tutti accusati di calunnia dal pm Antonella Duchini  perché «dopo aver falsamente indicato per il l tramite del Messina al TPC di Roma la persona di Carlo Colaiacovo quale ricettatore di opere d’arte, al fine di conseguire il profitto del delitto di cui al sub B, tramite tre esposti anonimi indirizzati alle autorità giudiziarie e forze dell’ordine, oltre che ad altri soggetti istituzionali, falsamente incolpato, sapendoli innocenti ed avendo agito allo scopo di costringere Carlo Colaiacovo a rassegnare le proprie dimissioni da ogni carica sociale e non».

Estorsione Tutti gli imputati erano anche accusati di estorsione perché, in concorso tra loro, «mediante tre esposti anonimi, e due lettere minatorie indirizzate a Carlo Colaiacovo,( contenenti esplicite minacce e il pressante invito a dimettersi), posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere, mediante minaccia, Carlo Colaiacovo a dimettersi da ogni incarico ricoperto, al fine di creare al medesimo un ingiusto danno con pari profitto per i correi ( consistente per i familiari nel sostituirsi a Carlo nelle cariche e per gli altri in promesse di utilità» . Loro avevano sempre sostenuto la loro estraneità ai fatti contestati e dopo la lettura della sentenza di assoluzione hanno pianto e brindato. Mentre Carlo Colaiacovo ha scelto di non essere presente alla lettura della sentenza.