Orfeo Goracci ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Ormai è libero di potersi spostare dove vuole. L’ex sindaco di Gubbio e ex vicepresidente del consiglio regionale Orfeo Goracci non ha più alcuna misura di custodia cautelare a cui attenersi. L’ultima, quella dell’obbligo di dimora nel comune di Gubbio è stata revocata dal gip Carla Maria Giangamboni dopo la richiesta presentata dai legali. Lo stesso provvedimento è stato adottato anche per l’ex vicesindaco Maria Cristina Ercoli, l’ex assessore Lucio Panfili, l’ex presidente del consiglio comunale Antonella Stocchi e i dirigenti Nadia Ercoli e Lucia Cecili.

A palazzo Cesaroni L’ex sindaco Orfeo Goracci giovedì mattina era già  tornato a varcare le soglie di palazzo Cesaroni a Perugia, con un apposito permesso che il gip gli aveva rilasciato. Poi, come lui stesso spiega con un post sulla pagina Facebook, «Orfeo Goracci siamo solidali», «mentre stavo andando al parcheggio (avevo il “permesso” del gip che scadeva), l’avvocato mi ha comunicato la bella notizia che mi avevano revocato l’obbligo di dimora. Potrò così andare a salutare e ringraziare direttamente i tanti amici e compagni che in questo tremendo periodo sono stati uno straordinario punto di forza per le mie condizioni e per la mia famiglia». Della mattinata trascorsa a Perugia invece parla di «positivo approccio alla “normalità”».

Le accuse Goracci era stato arrestato il 14 febbraio scorso insieme ad altre otto persone con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio e violenza sessuale. Secondo l’accusa, i titolari dell’inchiesta denominata Trust sono i pubblici ministeri Antonella Duchini e Mario Formisano, l’ex sindaco di Gubbio e gli altri arrestati avrebbero gestito promozioni e appalti illecitamente nei due mandati di Goracci. E tutti sarebbero finiti in galera o ai domiciliari perché, ad indagini iniziate, stavano cercando di far sparire documenti importanti dal Comune.

Le difese Gli indagati dal canto loro si sono sempre dichiarati innocenti e hanno sempre difeso strenuamente il loro operato e quello delle due giunte Goracci. Le misure cautelari dunque, a conti fatti, dovrebbero essere venute meno nel tempo, perché col progredire dell’indagine, non ci sarebbero stati più documenti da sottrarre. Le accuse restano ovviamente tutte in piedi e i difensori adesso che sono cadute le misure cautelari sono pronte a lavorare nel merito dell’inchiesta.

Inchiesta alle ultime battute Inchiesta che dovrebbe raggiungere a breve il capolinea con la chiusura, almeno del primo filone che ha portato in galera Goracci e i suoi. Per quanto riguarda invece le altre persone che pure erano state iscritte nel registro degli indagati probabilmente finiranno in un altro filone, le cui fila verranno tirate in un secondo momento.

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