Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Laura Bei Angeloni, la moglie di Orfeo Goracci, in risposta all’intervento del Consigliere Comunale del PDL Angelo Riccardini:
Signor Riccardini,
mi costringe a una gran fatica in un momento così doloroso per me! In situazioni del genere il silenzio e il raccoglimento nella propria sofferenza rappresentano l’unico sollievo dagli affanni. Perché, magari non lo può immaginare, ma è già oltremodo faticoso accompagnare i figli a scuola, andare a fare la spesa, occuparsi del quotidiano che preme…si figuri quale pena è per me raccogliere le poche energie che mi rimangono e radunare le idee per scrivere…
Eppure, di fronte al suo pesantissimo comunicato articolato in ben dodici punti composti in un crescendo di menzogne, accuse ed offese, come Lei, anch’io “cedo alla necessità e al dovere” di farLe presente alcuni aspetti, seppur autoevidenti. Uno per uno.
1.L’incipit. Quella che io, Laura Bei Angeloni, moglie di Orfeo Goracci, ho promosso non è stata esattamente una “raccolta di firme di solidarietà con gli arrestati”. Le ricordo, infatti, che la raccolta di firme di solidarietà non era rivolta solo a quella categoria da Lei etichettata con il termine “arrestati” bensì anche a Paolo Cristiano – da Lei ignorato – e, soprattutto, ripeto, soprattutto, ai familiari – da Lei altrettanto ignorati – colpiti duramente e drammaticamente da queste misure restrittive. Così scrivendo, invero in modo superficiale, Lei ha voluto subito deprezzare il valore dell’iniziativa nel suo intento più alto e nobile.
2. Il ravvedimento. Nella consapevolezza che poi avrebbe espresso un parere “antipatico”, lascia un po’ di spazio all’umanità, ai sinceri sentimenti e alla vicinanza personale nei confronti di tutti. Sono sicura che se ci avesse perso un po’ più di tempo avrebbe potuto fare un uso più sapiente della nostra lingua. A che valgono i sinceri sentimenti se poi, per il resto del testo, il Suo è un continuo scagliarsi su modalità, finalità e mezzi dell’iniziativa?
3. Macchine cercafirme e capocellula di partito per il seggio elettorale. Se avessi saputo che Lei era stato in vacanza all’estero dal 14 febbraio ad oggi, forse avrei potuto giustificare in qualche modo le sue allusioni… Ma, visto che così non è, mi limito a chiederLe: conosce la situazione drammatica del Partito della Rifondazione a Gubbio? Conosce i rapporti tra il partito di Gubbio e quello perugino? Le è mica capitato di sentire che il PRC intende costituirsi parte civile addirittura prima del processo? Crede davvero che se ci fosse stato dietro un partito io mi sarei messa in piazza per due giorni di seguito sottraendo tempo e attenzioni a mia figlia? Quelli che Lei identifica con un linguaggio paramilitare e d’altri tempi come capocellula di partito erano semplicemente persone che, come Lei in Consiglio comunale, hanno voluto esprimere coi fatti, simbolici per la verità, la loro vicinanza a noi coinvolti nel dramma. Perché sa, signor Riccardini, a cosa sono servite quelle firme? A non far cadere in depressione delle persone. A dar loro un po’ di speranza sapendo che non sono completamente soli e abbandonati. Tutto qui. La sua espressione “routine di una delle tante elezioni” mi suona così offensiva che neanche procedo con la replica perché nel seguito è riuscito a dire anche di più e di peggio, se possibile.
4. Le sempliciotte. A raccogliere firme, signor Riccardini, c’erano persone semplici, sì. Perché semplici significa oneste, pure e coraggiose. E l’iniziativa è stata davvero poco ragionata, perchè – Le auguro di non provarlo mai – quando una persona cara viene strappata alla tua casa all’improvviso e senza troppe cerimonie, la ragione scompare e tutto si fa in nome del cuore.
5. Voltaire si rivolta nella tomba. C’era del sarcasmo nella Sua affermazione! Non me ne ero accorta… Intendeva dire che potevamo sembrare sempliciotte e “invece no”, non lo eravamo affatto: con una lucidità e una spietatezza senza eguali abbiamo scomodato niente meno che Voltaire…per piegarlo, con uno sforzo ermeneutico acrobatico, alla più bieca politicizzazione dell’azione giudiziaria. Pensa davvero che in un momento così delicato, come ci appariva quello precedente al riesame presso il Tribunale della Libertà, mi sarei cimentata con affermazioni così spericolate e soprattutto nocive? Se solo sapesse quanto ci siamo spesi per rettificare ogni articolo, ogni commento presso le tv locali che ci appellavano come “pro-Goracci” o “innocentisti”! Il nostro intento era quello di vicinanza e comprensione del dolore umano. Tutte le altre affermazioni le abbiamo combattute – in una lotta assolutamente impari – a colpi di email e di telefonate a carico dei familiari e degli amici. Senza l’aiuto di nessun partito.
6. Tra i cavoli a merenda e l’aura popolarità c’è di mezzo il mare. Solo per un attimo la sua dialettica si perde tirando in ballo i ben poco aulici cavoli a merenda per commentare, a suo avviso, la non pertinenza della citazione con l’iniziativa. Ma subito ritorna all’attacco, affermando che con quella frase abbiamo teso “costruire un’aura di popolarità incondizionata attorno agli indagati”. Quale popolarità? Quando giriamo per le vie di questa città la gente ci guarda come se fossimo appestati e lei osa parlare di popolarità per gli indagati…assolutamente fuori luogo, signor Riccardini: se è vero che il processo mediatico è già stato fatto, e quello politico pure, quello umano è stato addirittura istantaneo. Nessuno sa più che il nostro Paese, in quanto civile, si fa forte della presunta innocenza.
7. Sono guai per chi disapprova! Il climax di fraintendimenti si avvia a raggiungere il suo apice: noi avremmo contato sul fatto che, “la stragrande maggioranza degli eugubini, pur se disturbati dalla perseveranza di questo modo di fare, non se la sarebbero sentita di esternare la loro disapprovazione”. Una frase che mi lascia assolutamente basita se penso che temevamo che nessuno sarebbe venuto a metterci la faccia, tanta e tale è stata la bufera infernale scatenata in ogni modo…
8. Di nuovo Voltaire e l’abuso di potere. A detta del signor Riccardini la frase di Voltaire “si contrapporrebbe ad una parte consistente delle ipotesi di reato, ovvero quella riguardante l’accusa di abuso di potere”. Non so bene cosa ci vuol leggere Lei in quella riga, ma provi a vederla così: qualunque cosa tu possa pensare (e non qualunque reato tu possa aver commesso, come lascia intendere la sua interpretazione) io farei di tutto affinché tu possa esprimerti liberamente. E’ un inno alla libertà e al rispetto. Al di fuori e al di sopra di uno spazio definito o di un tempo limitato. Ci vuol leggere una critica alla carcerazione preventiva? Non spetta a me. Ci legga il dispiacere per questa misura afflittiva che lede la dignità dell’uomo. Il dispiacere, sì, quello glielo lascio intendere. Ampio e profondo.
9. Tempo, spazio…pubblicità! Apoteosi. Con la stampa abbiamo avuto un rapporto pari a uno contro cinquanta, ad essere ottimisti. E non solo! Già le ho detto che, i pochi che hanno parlato dell’iniziativa hanno usato termini impropri, spesso in modo tendenzioso. Addirittura hanno paventato possibili scontri, controlli continui delle pattuglie: un clima di innocentisti contro colpevolisti… Ma se Lei intende la pubblicità come mistificazione, allora, almeno su questo punto siamo d’accordo.
10. Solo amici e parenti. Neanche tutti, pensi Signor Riccardini, neanche tutti gli amici e i parenti sono venuti. Per paura, perché non lo ritenevano corretto, perché non era il momento giusto, perché gli indagati non avevano bisogno di questo, perché non avevano capito che era solidarietà, perché pensavano fosse una petizione con tanto di firma apposta su un libro nero letto poi minuziosamente chissà da chi… E poi mi chiedo: chi sarebbe dovuto venire? Il Sindaco? Gli impiegati comunali? Gli avversari politici come lei? Certo che contavamo su amici e parenti, mi sembra del tutto naturale. Ciononostante, Le assicuro che sono venute persone insospettabili, più di quanto Lei possa immaginare e più di quanti noi, vista l’atmosfera, speravamo.
11. Casa per casa. Non so se è vietato portare a casa il foglio per far firmare chi vuole aderire ma non ha tempo o modo di venire in città. D’altra parte, come ha stigmatizzato il consigliere Bonci, noi abbiamo tanti contatti nelle campagne “arcaiche e tribali”. Comunque, se ci tiene, Le ripeto, come abbiamo già comunicato agli organi di informazione alle 18.00 di domenica sera, che le firme raccolte in piazza direttamente sono state 700 circa e su internet 50. Le altre, quelle a cui Lei si riferisce, non le abbiamo neanche più contate perché il segno di solidarietà per noi c’era stato: sincero, trasversale, apolitico. Pieno di grande umanità.
12. O con noi o contro di noi… Mio marito è dietro le sbarre da tre settimane e ne dovranno passare almeno altrettante prima di poter chiedere di nuovo il riesame. “Con o contro” sono termini così impropri che non meritano alcun commento. Qui non siamo né contro né a favore di qualcuno: siamo solo nelle mani di dio o chi per lui.

