di Francesca Marruco
Che «Goracci gestisse quattro relazioni sentimentali contemporaneamente» alla magistratura e ai più poco interessa, o dovrebbe interessare. Se però si tratta di «tutte donne collocate in posizione di potere e tramite le quali continuava a gestire in maniera occulta vicende amministrative del Comune e i suoi interessi personali» la musica cambia.
Rilevanza delle relazioni se le donne hanno incarichi importanti «La sussistenza delle relazioni – scrivono i pubblici ministeri nella richiesta di misura cautelare al gip Gianagmboni -, emerge in maniera inequivocabile dal contenuto dei numerosissimi sms scambiati ed intercettati dei quali si evita di trascrivere il contenuto per il palese contenuto di carattere sessuale in considerazione del fatto che le privato abitudini sentimentali non hanno di per sé rilevanza penale», mentre «assume evidente rilevanza, nella specie il fatto che le persone legate sentimentalmente a Goracci ricoprano rilevanti incarichi istituzionali o amministrativi e siano state collocate in tali posizioni per gestire o controllare anche a fini privati attività pubbliche o ancora, per eseguire le direttive del gruppo facente capo al Goracci o infine per essere ‘ retribuite’ per la ‘vicinanza’ dimostrata».
Le donne di Goracci Due delle donne a cui fanno riferimento i pm sono state destinatarie dell’ordinanza del gip: una in carcere e una ai domiciliari. Le altre due no. Ma scorrendo le 119 pagine di richiesta dei pm, vengono nominate altre donne che avrebbero avuto legami sentimentali con Goracci e che per quel motivo sarebbero state favorite in una carriera con una marcia in più. Non solo amanti però. Anche amiche, strette collaboratrici, «sodali dell’associazione» per i pubblici ministeri: e queste sono la vicesindaco Maria Cristina Ercoli «Emanazione di Goracci» e la sorella, quella Nadia Ercoli «legata da vincoli amicali al Goracci» per il ‘gruppo’ avrebbe organizzato un «concorso farsa» per il posto da dirigente dei vigili urbani.
La frase chiave Oltre alle donne ‘amiche’, ‘allineate’ e ‘asservite’ ci sono però quelle che hanno detto no. Quelle che se ne sono andate urlando e sbattendo la porta. Quelle che hanno denunciato alla magistratura che loro non si sono piegate ai voleri, sessuali e non dello «zar» di Gubbio e per questo sono state ripagate con minacce e nessuna stabilizzazione del posto di lavoro. La logica, tremenda se vera, la spiega l’amica e collega della ragazza precaria che ha denunciato Goracci per averla molestata sessualmente. La donne dice: «la logica era chiara: o eri donna e cedevi alle avances del sindaco, o eri uomo e avevi agganci politici o amicizia con Goracci e con persone riconducibili al suo gruppo oppure eri fuori dai giochi».
La dirigente ‘non allineata che ha denunciato ‘ La stessa Nadia Minelli, la dirigente del Comune che non firmò la delibera per la promozione di Nadia Ercoli parla di «pressioni» e «minacce» fattele da Goracci se non avesse firmato quell’atto. «A mio avviso – ha detto Minelli- si trattava di atto illegittimo. Mi disse che me l’avrebbe fatta pagare, che mi avrebbe ostacolato in ogni modo e che mi avrebbe revocato l’incarico. Io dissi che non lo firmavo». Lei l’atto non lo ha firmato, ha denunciato tutto alla magistratura.
La vigilessa precaria molestata dal «re» Stessa storia di fondo quella della vigilessa precaria che Goracci avrebbe subissato con 800 messaggini in tre anni a partire dal 2008. Messaggi in cui le chiedeva di vedersi, in cui le faceva proposte esplicite. Che lei avrebbe sempre declinato. Precaria con contratti a tempo determinato o part time dal 2005, nel 2010 partecipa al concorso per vigile a tempo indeterminato. Ai magistrati ha detto che «si sapeva che quei due posti erano destinati a persone vicine al gruppo di Rifondazione Comunista ma Orfeo mi disse di partecipare ugualmente». Lei partecipa ma non si piazza bene per aggiudicarsi il contratto a tempo indeterminato.
Due gruppi di donne e due verità Tante donne. Forse mai così tante in un’inchiesta tanto scottante. Tante donne che raccontano storie opposte. Che difendono verità opposte. Che si scontrano dentro e fuori dai tribunali. E non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro. O in avanti. Per mediare con le altre.


Chi lo difende é complice…