Nuovo intervento sul caso delle presunte captazioni di conversazioni tra detenuti e avvocati nella Casa circondariale di Perugia. Le consigliere laiche del Consiglio superiore della magistratura Claudia Eccher e Isabella Bertolini hanno annunciato di aver chiesto l’apertura di una pratica al Csm dopo le notizie emerse sulla stampa relative ai colloqui avvenuti nel penitenziario perugino e ad altre intercettazioni che avrebbero coinvolto un gruppo di avvocati presso il tribunale di Napoli. – È quanto dichiarano le stesse consigliere laiche del Csm – che puntano a verificare la correttezza delle procedure adottate e l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità.
Segnalazioni «A seguito di quanto appreso dalla stampa, abbiamo chiesto l’apertura di una pratica al Csm sulle segnalazioni relative alla captazione di conversazioni e colloqui avvenuti all’interno della Casa Circondariale di Perugia tra soggetti detenuti e i rispettivi difensori legali, nonché sulle intercettazioni che avrebbero coinvolto un gruppo di avvocati presso il Tribunale di Napoli» dichiarano Eccher e Bertolini, facendo riferimento alle notizie circolate negli ultimi giorni e al delicato tema della tutela del rapporto tra assistito e difensore.
Responsabilità Le consigliere richiamano quindi il principio della segretezza delle comunicazioni protette dal segreto professionale e le possibili conseguenze qualora le condotte segnalate dovessero trovare conferma. «Qualora tali condotte fossero accertate, esse investono direttamente le responsabilità dei magistrati dell’ufficio richiedente e/o giudicante che abbiano richiesto, autorizzato, omesso di vigilare ovvero comunque consentito l’utilizzo, la conservazione o la mancata immediata distruzione e separazione di comunicazioni coperte da segreto professionale, in evidente violazione delle garanzie costituzionali e processuali poste a tutela del diritto di difesa» sottolineano le due componenti laiche del Csm. La richiesta di apertura della pratica porterà ora la vicenda all’attenzione del Consiglio superiore della magistratura, chiamato a valutare gli aspetti sollevati dalle segnalazioni.
