Giuliano Mignini nel documentario Netflix su Amanda Knox

di Enzo Beretta

Ci sono gli otto anni più importanti della carriera di Giuliano Mignini nel documentario realizzato da Netflix su «Amanda Knox». C’è il racconto del magistrato sulle impressioni del delitto di via Della Pergola, la sua passione per i film gialli e Sherlock Holmes, i sospetti tuttora invariati sull’«anarcoide» Amanda, la convinzione che «al processo sarebbe stato tutto facile», il vanto di essere stato «profeta in patria». Ma ci sono anche la rabbia per quella «valanga di attacchi» mediatici che ha travolto lui e la polizia, il risentimento di essere stato definito «il demonio» da una donna durante le udienze, la consapevolezza che «se Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono colpevoli e la giustizia terrena non li ha raggiunti» riconoscano «le proprie colpe perché da credente so che la vita finisce in un processo senza appelli, ricorsi per Cassazione né revisioni».

La scena del crimine «E’ un ricordo che mi accompagnerà sempre. C’era sangue dappertutto. Il corpo nudo di Meredith era stato coperto e c’erano segni di apprensione violenta soprattutto alle braccia, alla gola una lesione estremamente profonda. Dissi: ‘Il responsabile è un mostro’. Dal primo momento vidi i due ragazzi (Amanda e Raffaele, ndr) intenti a consolarsi, a delle effusioni, distonici rispetto al momento».

La madre di Meredith Kercher «Mi chiese di poter vedere la figlia, ricordo che rimase assorta, in silenzio. Poi mi fece un gesto, mi chiese come il permesso di poterle dare un bacio. Io sono, fra l’altro, padre di quattro ragazze, quindi ho colto questo dolore immenso. Sono cattolico e credo a due cose, non sempre facili ma di cui tener conto insieme: che Dio muove il mondo ma gli uomini sono assolutamente liberi nel compiere le loro azioni, che vanno ad essi riferite proprio in quanto esseri liberi».

La passione per Sherlock Holmes «Ho sempre avuto una grande passione per l’investigazione, mi piacciono molto i film gialli, Sherlock Holmes per esempio, perché riusciva a cogliere particolari che sembravano insignificanti. Perché Meredith è stata coperta? Una donna che abbia partecipato al delitto tende a coprire il corpo nudo dell’altra donna, all’uomo o ad uno sconosciuto non verrebbe in mente di fare questa cosa. La cosa che mi ha più colpito è il tentativo di effrazione: non hanno preso niente e non ‘erano sul muro tracce di arrampicatura. Da allora, e non ho cambiato idea, ho subito immaginato una messinscena che non poteva avere altra funzione che questa: allontanare i sospetti da chi poteva essere sospettato perché aveva una particolare relazione con quella casa».

Ecco perché ho fermato Amanda, Sollecito e Lumumba «Amanda cominciò a sbattere i palmi delle mani sulle orecchie come se ci fosse il ricordo di un rumore, di un suono, di un grido, di Meredith. Indubbiamente cominciai un po’ a pensare ad Amanda. La sera del 5 novembre 2007 c’è una svolta nelle indagini: Sollecito viene invitato in questura, Amanda che non era stata convocata lo segue, si presenta lo stesso. A un certo punto Sollecito cambia versione, prende le distanze da Amanda, dice ‘Finora ho detto un sacco di bugie perché me le ha fatte dire lei, in realtà quella notte io stavo a casa, Amanda non stava con me ed è tornata verso le una‘. Mettiamoci nei panni di Amanda: tu accompagni il fidanzato alla polizia, ovviamente ti trovi in un’altra stanza e non sai che cosa dice, poi ti vengono a dire ‘Il tuo fidanzato ti ha sganciato‘. Sono rimasto sbalordito perché quello che Amanda mi ha detto significa che in qualche modo è concorsa nell’omicidio. E Sollecito ha mentito. Perché l’ha fatto? Ecco perché ho ritenuto di disporre il fermo di tutti e tre»

Tra sogno e realtà «Perché Amanda ha calunniato Patrick? Mi potete dare una risposta? Credo sia un po’ difficile. Perché deve aver calunniato Lumumba se questa calunnia non era finalizzata a depistare le indagini nei suoi confronti? Lei insisteva nel dire ‘Mi hanno suggerito il nome di Lumumba e io non capivo‘. Di solito una persona dice: ‘è vero’ o ‘non è vero’. Invece Amanda aveva un modo di ragionare stranissimo, come se ci fosse una continua oscillazione tra la realtà e il sogno. C’è la suscettibilità di Amanda, lei non sopporta di essere messa in discussione e ha anche un atteggiamento di tendenziale ostilità verso le autorità, un po’ anarcoide. non so se a Seattle c’è un atteggiamento di questo tipo, questo può darsi, però io mi limito ai fatti».

La polizia: abbiamo prove che Mez è stata uccisa da tre persone «Non era stato trovato ancora il coltello dell’omicidio, quindi la polizia ha fatto la perquisizione a casa di Sollecito. E’ andata in cucina, ha trovato questa serie di coltelli, uno rispondeva alle caratteristiche del delitto. Il coltello è un elemento fondamentale, il profilo genetico di Amanda si trova sotto l’impugnatura mentre il profilo genetico di Meredith in prossimità della punta. Quest’arma viene trovata in seguito a una perquisizione da me disposta. Poi nel gancetto di reggiseno della vittima è stato trovato il materiale (Dna, ndr) di Sollecito, questo è un fatto significativo, ricordo i colleghi che mi fecero i complimenti e mi dissero ‘Credo che ci sia ben poco da fare per i due‘. Eravamo nei pressi della casa di Sollecito poco dopo che Lumumba uscì di scena quando la polizia mi disse di aver trovato prove che Meredith era stata uccisa da tre persone. Rudy? Sono state trovate tracce lasciate nella vagina di Meredith, poi c’erano le impronte. Ebbero la certezza che l’uomo che aveva lasciato le tracce fosse Rudy Hermann Guede: è stato emesso un mandato di arresto internazionale».

«Pensavo sarebbe stato tutto facile al processo» «Siamo arrivati al processo e pensavo che sarebbe stato tutto facile. C’erano prove dirette, come il Dna. Ma non c’era solo il Dna. Amanda era una ragazza molto disinibita, portava i ragazzi in casa, l’ascolto delle amiche di Meredith mi ha convinto che se si può immaginare una ragazza più antitetica di Amanda doveva essere Meredith. Quella sera immaginiamo Meredith che si vede all’improvviso capitare in casa Amanda, e va bene, ma anche Sollecito e Rudy. Ma come? Meredith non ne poteva più, ha espresso sicuramente e in maniera abbastanza esplicita un giudizio morale negativo nei confronti di Amanda che si deve essere sentita umiliata, urtata. ‘Ah, tu, dai dei giudizi così sevesi sul piano morale nei miei confronti? adesso ti faccio vedere io che ti succede…‘. E’ una ragazza molto orgogliosa. C’è un primo scontro e poi c’è un crescendo di attacchi. Sono convinto che Sollecito e Rudy abbiano un po’ cercato di assecondare in tutti i modi Amanda quella sera. Al fondo della gran parte dei reati c’è questo».

«Non mi vergogno davanti allo specchio» «Quando la Corte si alza per leggere il dispositivo è uno dei momenti più carichi di tensione che possano esservi nella vita, per l’imputato soprattutto perché ne va della sua sorte. Chiedere una condanna, una pena così alta, per due ragazzi, costa umanamente tantissimo. Mi guardo allo specchio e ho la fortuna di non vergognarmi perché non c’è il minimo dubbio sulla responsabilità dei due».

«Profeta in patria? Mi è capitato…» «Di solito si dice ‘non è un profeta in patria’ ma a me invece è capitato… gente che non conosco mi chiede di stringergli la mano e mi fa i complimenti, mi dà soddisfazione, perché Perugia è la mia piccola patria».

Gli attacchi della stampa «Ero irritato dalla valanga di attacchi, soprattutto nei miei confronti e nei confronti della polizia. La stampa degli Stati Uniti era concentrata esclusivamente sul Dna. Ogni prova ha degli aspetti di incertezza, ecco perché le prove vanno valutate nella loro globalità. Sento dire ‘Per me Amanda è colpevole perché ha detto troppe bugie‘. C’erano comportamenti totalmente inspiegabili e totalmente irrazionali, questo non c’è dubbio. Mi è stato detto: ‘Non poteva essere altro che il solo Rudy, lui e solo lui‘, non mi pare molto corretto questo comportamento».

«You are evil» «Al processo c’era una signora che mi ha dato del demonio: ‘You are evil‘. Posso dire che avrò sbagliato in certi casi, sicuramente ho fatto cose che ho dovuto confessare ma siamo tutti in mezzo al bene e al male, è insito nella nostra natura umana. Amanda e Sollecito? Se sono innocenti auguro loro di poter dimenticare la sofferenza che hanno passato. Se invece sono colpevoli e la giustizia terrena non li ha raggiunti, di riconoscere le proprie colpe perché, appunto, da credente, so che la vita finisce in un processo che però non ha appelli, non ha ricorsi per Cassazione né revisioni».

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