di Chiara Fabrizi e Massimo Colonna
Francesco Zadotti, presidente della Ternana, arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla frode in pubblica fornitura. E Maurizio Tonnetti consigliere di Viterbo ambiente e responsabile della divisione ambiente di Cosp Tecno service e Rosario Carlo Noto La Diega, ex amministratore delegato Gesenu e attualmente componente del consiglio di amministrazione, in manette per truffa. Questi gli indagati eccellenti, molto noti a Terni, finiti al centro dell’indagine Vento di maestrale dei carabinieri del comando provinciale di Viterbo coordinati dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi. Al blitz scattato all’alba hanno partecipato anche i militari del Noe di Rome e gli agenti della Polstrada di Viterbo.
Gestione rifiuti e igiene urbana a Viterbo Su ordinanza firmata dal gip Franca Marinelli ai domiciliari sono finiti anche Ernesto Dello Vicario, Francesco Bonfiglio, Fulvio Santini, Massimiliano Sacchetti, Daniele Narcisi e Massimo Rizzo. In particolare le indagini affidate agli uomini del colonnello Mauro Conte interessano la gestione dei rifiuti nella città di Viterbo e in parte anche nella provincia. Due infatti i filoni in cui si è articolata l’inchiesta con Tonnetti finito in manette in qualità di consigliere della società Viterbo ambiente e Zadotti nelle vesti di responsabile amministrativo e gestionale dell’impianto di trattamento meccanico dei rifiuti di Casale Bossi (Viterbo), sequestrato seppur con autorizzazione al funzionamento.
Tonnetti e altri 4 arrestati per truffa e frode Nel primo filone di indagine a Tonnetti, Noto La Diega e ad altre tre persone, tra cui Dello Vicario dirigente del Comune di Viterbo, gli inquirenti contestano la truffa e frode in pubblica fornitura che si sarebbe consumata attraverso una serie di inadempienze contrattuali che, in sintesi, sono consistite nel mancato spazzamento delle strade del capoluogo laziale, servizio per il quale Viterbo ambiente non disponeva neanche di mezzi sufficienti, mentre su quelli in dotazione è risultato disattivato il dispositivo di geolocalizzazione. Se si sia trattato di guasto o di manomissione dolosa al fine di eludere i controlli saranno direttamente i carabinieri a stabilirlo, in questo senso sono stati avviati una serie di accertamenti.
Raggiro da 1.4 mln ai danni del Comune di Viterbo In buona sostanza per la magistratura i cittadini attraverso il Comune pagavano servizi che non venivano erogati. La frode nel solo anno 2014 avrebbe avuto una consistenza economica di 1.4 milioni di euro, a fronte di un appalto quinquennale bandito nel marzo 2011 dal valore di 10 milioni annui. Il sostituto procurato Siddi aveva chiesto l’associazione a delinquere anche per Tonnetti e gli altri quattro, ma il gip Marinelli non ha ritenuto sussistere la pesante contestazione.
Zadotti e altri 3 arrestati per associazione a delinquere Nel secondo filone di indagine, invece, a Zadotti e altre 3 persone viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai Comuni della provincia di Viterbo in relazione ai livelli di gas metano che avrebbero dovuto essere prodotti dall’impianto di trattamento meccanico di rifiuti di Casale Bossi. Dall’inchiesta sarebbe emerso che nel 2012 di gas metano non ne sarebbe stato prodotto neanche un metro cubo, mentre negli anni successivi ci si è sempre attestati su quantitativi inferiori a quelli contrattuali e con livelli qualitativi sospetti.
Indagini in corso Anche per questo tra le perquisizioni effettuate mercoledì mattina, i militari avrebbero passato al setaccio anche un laboratorio analisi per verificare eventuali irregolarità su certificazioni rilasciate. Inoltre le tariffe di conferimento dei rifiuti destinati all’impianto sono risultati anche superiori a quelle applicate per i conferimenti in discarica. A vario titolo ai 9 indagati finiti ai domiciliari vengono contestati anche falso ideologico, falso materiale e una serie di reati ambientali.
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