di Fra. Mar.
L’ultimo saluto a Emanuele Lucentini, l’appuntato scelto morto tragicamente sabato mattina nel cortile della caserma dei carabinieri di Foligno, è stato fissato per mercoledì pomeriggio: i funerali si svolgeranno alle 16 nella cattedrale San Feliciano a Foligno. Il corpo del militare è stato restituito alla famiglia dopo che lunedì il professor Mauro Bacci, insieme alla dottoressa Anna Maria Verdelli hanno eseguito l’autopsia, come disposto dal sostituto procuratore della Repubblica di Spoleto, Michela Petrini. All’esame autoptico ha preso parte anche il medico legale Sergio Scalise Pantuso, nominato dalla famiglia dell’appuntato come consulente di parte.
La dinamica L’autopsia ha confermato che ad uccidere il cinquantenne è stato quel maledetto proiettile sparato dalla mitraglietta M12. Lucentini stava rientrando in caserma insieme al collega con cui aveva fatto il turno di notte quando, dopo essere scesi dalla macchina, mentre l’altro militare aveva la mitraglietta in mano, è partito il colpo. Secondo quanto trapela dalle maglie strettissime delle indagini caratterizzate da un riserbo assoluto, sembrerebbe che a sparare sia stata l’M12 di Lucentini. Lui era seduto dal lato del passeggero mentre l’altro militare, adesso iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto per omicidio colposo, era al lato guida. Sarebbero scesi insieme, e il carabiniere che guidava l’auto, dopo aver tirato fuori la sua M12 ( a fine turno le armi vengono riportate in caserma), si sarebbe nuovamente sporto all’interno dell’automobile dallo sportello del lato guida, fino a prendere l’altra M12 di Lucentini che stava sul sedile del passeggero.
Il colpo Nel frattempo Lucentini si trovava dietro all’auto e quando il collega è sceso dall’auto, sarebbe in qualche modo inciampato, e in qualche modo il proiettile è partito, centrando il povero sottufficiale poco sopra l’orecchio destro. Il proiettile ha lasciato una traiettoria leggermente obliqua dal basso verso l’alto, e dal foro di uscita è andato a conficcarsi ad oltre due metri di altezza. Certamente sarà la perizia balistica a spiegare come mai il proiettile sia stato ritrovato a quell’altezza dopo aver trapassato la testa di Lucentini con quella traiettoria. E sarà sempre la perizia balistica a stabilire come quel colpo possa essere partito dalla M12 che deve essersi armata in quei tragici attimi nonostante le sicure di cui queste armi sono dotate.
L’autopsia Sulla testa del povero carabiniere i medici legali hanno trovato anche un’altra contusione, che probabilmente il militare si è procurato cadendo a terra dopo essere stato colpito dal proiettile. Sul caso, oltre che agli uomini della compagnia di Spoleto, e a quelli del reparto operativo di Perugia, stanno indagando anche i Ris.
