Polizia, operazione Turnover. Foto Fabrizio Troccoli

di Francesca Marruco

«Qua a Perugia si organizza diversamente, qua a Perugia non devono portare le cose non buone, Perugia non è così, alcune persone che vengono a comprare da me la cosa, prima di pagare vedono se è buona o no, per fare business con qualcuno sono molto selettivi, se portate la roba buona i soldi non sono un problema». Il tenore delle conversazioni degli spacciatori che si rifornivano dalla banda di nigeriani, decapitata dall’operazione ‘Turn Over’ della squadra mobile di Perugia diretta da Marco Chiacchiera, era questo. Gente che piazzava fiumi di cocaina ed eroina in mezza Italia e che per Perugia volevano solo «roba buona».

Qualcosa che spacca «Sono tornato di nuovo a camminare e niente mi serve qualcosa che spacca» diceva uno al telefono. «Adesso c’è mio cugino che spacca, spacca davvero», gli rispondeva un altro. «Casomai mandami un messaggio che te l’ho detto, volevo tornare con qualcosa che spacca spacca, che magari non ce l’ha nessuno». Gli spacciatori di Perugia, si legge nelle circa 300 pagine di ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Perugia Lidia Brutti, su richiesta del sostituto procuratore della DDA di Perugia Manuela Comodi, erano contigui al gruppo romano, in cui il capo dei nigeriani, gestiva un notevole flusso di droga.

Ciampino ok, Fiumicino no «Devi atterrare a Ciampino – dice in una delle tante intercettazioni il capo del gruppo della capitale- non a Fiumicino. Lì troppi controlli». In alcune intercettazioni gli esponenti del gruppo criminale non usano metafore e arrivano ad esempio a dire che «dammi il numero del tuo socio che devo dirgli di aspettare fino a fine settimana che ho una donna bianca (cocaina,ndr)che mi hanno portato dall’Olanda e quindi voglio vedere se riesco a venderla per pagare il mio debito. La cosa non è un granché, la quantità è 1.2. Ho chiesto a loro di venirselo a prendere. Io lo vorrei chiamare per dirgli di aspettare fino a domenica quando mi arriverà quello buono (stupefacente, ndr) e potrò mischiarlo con i 250 grammi non buoni, dopodiché potrò venderlo e avere i soldi per pagare il mio debito».

Olanda E ancora «ascoltami la storia di Ecuador è che c’è una persona che arriva dall’Ecuador dove gli mettono la merce dentro, e poi quando arriva in Olanda noi gliela tiriamo fuori, smettila di dire che non hai i soldi, quando avrai farto due o tre cose vedrai che avrai i soldi per prendere un piccione viaggiatore», corrieri della morte di cui parlano come veri e propri oggetti: «il proprietario del mulatto- si legge nelle conversazioni captate- dice che vuole i soldi per mandarlo qui». «Uno nero che parte dall’Ecuador per la Nigeria va bene?» e ancora «ho un amico pakistano che una volta faceva il corriere»,«é bravo? Perché il suo lavoro sarà di andare con il volo pakistano dall’Italia alla Terrasanta (Olanda,ndr) da di là va in Pakistan al suo ritorno entreranno dentro il mezzo a portargli la roba e poi quando entreranno in Terrsanta (Olanda,ndr) glielo premderanno prima di passare la dogana».

La donna presa Il referente perugino per lo spaccio era una donna nigeriana, tutt’ora ricercata, che era in contatto diretto con il capo del gruppo romano. È lui, al telefono con una terza persona, a dire che «questa stupida roba che mi hanno portato dal Sudafrica e che non è niente, che mi fa viaggiare di città in città, adesso mi ha creato un problema, una persona che ha viaggiato con me è ancora con loro (la polizia, ndr), l’hanno presa a Perugia». Venne arrestata nel novembre del 2012, quando era incinta e trasportava circa 30 grammi di cocaina nelle parti intime. Nel frattempo è uscita e ora la polizia la cerca di nuovo. Lei e altri quindici soggetti che trafficavano droga, a volte anche con la complicità di persone piazzate nel punto giusto. «C’è un mio fratello che lavora all’aeroporto di Amsterdam- dice uno degli arrestati- se tu vuoi far passare i bagagli, paghi e fa passare tutto».