di Fabio Toni
Assolti «perché il fatto non sussiste». Così si è espresso il tribunale di Terni sulle quattro persone coinvolte nella morte del manovratore Franco Mariani, avvenuta nell’aprile del 2007 alla stazione ferroviaria di Terni. «Dire che siamo amareggiati è poco – affermano i familiari del ferroviere -. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza perché non può finire così».
La storia Franco Mariani, tecnico di manovra, morì all’alba del 6 aprile 2007 alla stazione di Terni, colpito da un carro mentre stava agganciando un convoglio composto da nove vagoni merci. Aveva 56 anni e di lì a pochi giorni avrebbe festeggiato la pensione e il suo 57esimo compleanno. La tragedia colpì l’intera comunità locale e non solo: la vedova di Franco Mariani, la signora Daniela, inviò una lettera al presidente della Repubblica, denunciando le condizioni massacranti degli operai ferroviari e le gravi carenze in termini di sicurezza.
L’accusa di omicidio colposo Le indagini e le perizie effettuate nel corso del tempo, portarono la procura a formulare l’accusa di omicidio colposo a carico di quattro persone: un macchinista (Aldo Rossi), un operatore manovratore (Vincenzo Tarantino) e due dirigenti delle Ferrovie facenti capo, rispettivamente, alla zona di Terni (Gennaro Savarese) e alla direttrice adriatica (Fausto Del Rosso). Nell’ultima udienza preliminare, attraverso gli avvocati Armando e Marco D’Apote, i quattro imputati hanno chiesto di accedere al rito abbreviato. Una richiesta accolta dal gip Pierluigi Panariello che, dopo una breve camera di consiglio, li ha assolti dalle accuse, respingendo la richiesta di condanna (due anni di reclusione ciascuno) formulata dal pm Raffaella Gammarota.
Famiglia amareggiata «Dire che sono amareggiata è poco – afferma la signora Daniela, vedova dello sfortunato ferroviere – Fa male sentire che la sua morte sarebbe dipesa da ‘un attimo di distrazione’. Attendiamo le motivazioni della sentenza perché non può e non deve finire così».

