di Enzo Beretta
Quante stranezze nella vicenda del fentanyl a Perugia. Il 30 aprile la città ex capitale della droga ripiomba in un mezzo incubo. Giornali e tv comunicano gli esiti di alcune analisi chimiche effettuate dal laboratorio di tossicologia dell’Università degli Studi di Perugia, appena confermate dall’Istituto superiore di sanità, riguardo un campione di droga consegnato ai microscopi perugini da personale della cooperativa Borgorete che opera nel settore dei servizi sociali e socio sanitari, fornendo supporto psicologico ai tossicodipendenti e dispositivi sanitari utili a ridurre i rischi legati al consumo di stupefacenti. Di questi fatti, ossia della presenza dell’oppioide sintetico in alcuni milligrammi di sostanza stupefacente consegnata «spontaneamente» da una tossicodipendente al personale della cooperativa, non sa niente la Procura e neppure la polizia. È la prima volta, in Italia, che il fentanyl viene rilevato in una dose di stupefacente spacciato in strada. È un narcotico pericolosissimo, il fentanyl: cento volte più potente e più tossico della morfina, 50 volte più potente dell’eroina. Viene utilizzato negli ospedali come farmaco nelle terapie del dolore di malati oncologici e come anestetico per operazioni di chirurgia maggiore. Su whatsapp rimbalzano video inquietanti di morti che camminano dopo aver assunto quella che impropriamente viene definita «la droga degli zombie», accompagnati dalle notizie provenienti dagli Stati Uniti dove sta causando una strage silenziosa: tra la fine degli anni Novanta e il 2022 ha provocato quasi un milione di overdose letali.
In città è allarme sociale.
Il fentanyl fa paura ed entra a pieno titolo nel dibattito pubblico.
Il Dipartimento per le politiche antidroga diffonde una allerta nazionale. Gli fa eco nella comunicazione di massima urgenza l’Iss. Il ministero della Salute fa partire una nota indirizzata agli assessorati alla sanità di tutte le regioni sui «gravissimi rischi». Aumenta l’attenzione in tutti i settori potenzialmente esposti. Si mette in moto il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl.
Tutte le forze di polizia sono allertate insieme ai pronti soccorsi e al 118. Il procuratore Raffaele Cantone apre un fascicolo d’inchiesta: coordina il Servizio centrale operativo negli acquisti simulati degli agenti sotto copertura.
Atterrano sulla scrivania del magistrato le risultanze di laboratorio di quello ‘spolvero’ di dose: l’eroina pura è il 50%, 30% codeina, 15% diazepam, 5% Fentanyl. Percentuali così nette e precise, «matematiche» per dirla con le parole di chi indaga, fanno scattare il primo sospetto. Troppo perfetta. Chi l’ha preparata? Perché? Più che una dose di droga è una «bomba» che avrebbe ucciso perfino Hulk, considerando che in quelle che vengono generalmente sequestrate l’eroina si attesta su percentuali del 10/15 e non del 50%. Un altro aspetto che induce gli investigatori a riflettere è che in questo caso, però, non si tratta di un sequestro ma di un involucro sfuggito ai radar della polizia perché, fisicamente, la droga è stata consegnata in maniera spontanea dalla tossicodipendente a personale di Borgorete. «Che nella circostanza – si legge nella nota stampa della Procura della Repubblica – avrebbe raccolto le confidenze della giovane, la quale, nell’assumere la sostanza, avrebbe percepito un anomalo malessere». «L’aveva ‘assaggiata’ e ci ha detto ‘mi ha steso subito’», racconta il 9 maggio un operatore in un’intervista ad Avvenire. In questura, senza giri di parole, viene sottolineato che quella droga, con quelle percentuali, era «letale». Avrebbe provocato la morte – viene specificato – non un grave malore. Gli investigatori raggiungono l’Unità di strada gestita dalla cooperativa sociale (che ha anche una convenzione col Comune di Perugia e con la Usl Umbria 1) ma gli operatori «non offrono una grandissima collaborazione» perciò gli agenti della squadra mobile sono costretti a cercarsi da soli la tossicodipendente e il pusher nigeriano di 26 anni che le avrebbe ceduto la droga: lo spacciatore finisce in carcere, prima viene perquisito a casa ma del fentanyl neppure l’ombra. La donna, sentita, non conferma l’effetto particolarmente forte della dose killer ma dice di essersi «insospettita per il colore della sostanza». A Fontivegge, al Parco Santa Margherita e nella zona di Sant’Anna nel frattempo la narcotici cerca il fentanyl, ma il fentanyl non c’è. Niente, nonostante le strade siano piene di spacciatori. «È inquietante la facilità con cui viene offerta l’eroina ai nostri agenti undercover» è il commento di Cantone. Ma del fentanyl per strada non c’è traccia. Si cerca nel web, nel dark web. Neppure lì.
Il 4 luglio la cooperativa sociale denuncia l’incendio del nuovo camper dell’Unità di Strada parcheggiato a Perugia. È il secondo camper che brucia nel giro di pochi mesi. Nel corso della conferenza stampa una collega del Corriere dell’Umbria chiede al procuratore se ci sono collegamenti, lui risponde di no. Tutti in piedi. Conferenza stampa finita. Il titolo è: «Nessun allarme fentanyl a Perugia».
