di Iv. Por.
Forte lo sgomento lasciato dall’omicidio della 38enne Sandita Monteanu, avvenuto in strada a Foligno. Colpisce l’ennesimo atto di violenza nei confronti di una donna da parte del suo ex marito.
Marini: «Violenza assurda» «Lascia profondamente sgomenti il tragico delitto di Foligno: ancora una volta è una donna ad essere uccisa, vittima di un’assurda e incomprensibile violenza». È quanto dichiara la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, la quale rinnova l’appello affinché si assumano iniziative anche di carattere legislativo tese a contrastare il dilagante fenomeno del femminicidio «che – sottolinea – si dimostrano ogni giorno sempre più urgenti». La presidente della Regione Umbria, inoltre, esprime «vicinanza e solidarietà alla comunità di Foligno – dove sono forti e radicati i valori della civile convivenza, come in tutta l’Umbria – e che è turbata da questo gravissimo episodio».
Mismetti: «Ancora vittima una donna» «Sconcerto» per l’omicidio in via Monte Nagni è stato espresso dal sindaco di Foligno, Nando Mismetti, sottolineando che «ancora una volta viene presa di mira una donna, vittima di una violenza incredibile. Questo fatto di sangue, particolarmente efferato, è fonte di turbamento per la popolazione – ha osservato Mismetti – da sempre abituata a positivi livelli di convivenza civile».
Fiorucci: «Contro il femminicidio are di più» «Maria, Clara, Barbara, Marianna, Anna Maria, Giuseppina. Oggi Sandita. Tutte donne vittime di femminicidio, che fanno, anche in Umbria, un lungo, tragico, elenco. Adesso basta». Così Stefania Fiorucci, portavoce delle Democratiche della provincia di Perugia, dopo l’assassinio, per mano del convivente, di una giovane donna a Foligno. «Possiamo e dobbiamo fare di più – sostiene Fiorucci -. Prima di tutto riconoscendo che non si tratta di un’emergenza ma di un fenomeno esteso e radicato, che ha a che fare con la coscienza civica del Paese, con un clima culturale complicato, che ha bisogno di essere letto e considerato come tale e che necessita di azioni all’altezza. Quindi smettendo di catalogare queste morti in modo indistinto nella cronaca nera, perché queste donne vengono uccise proprio perché donne, troppo spesso oggetto di discriminazioni, ingiurie, offese e violenze. La ratifica della convenzione di Istanbul rappresenta un primo passo, ma ora servono misure legislative e politiche concrete che recepiscano i contenuti della convenzione. E’ indispensabile disporre di risorse adeguate per sostenere concretamente i centri antiviolenza e le forme di prevenzione, perché è inaccettabile che ancora troppe donne, forse per paura o forse per sfiducia, non denuncino le violenze subite o non vengano adeguatamente protette. Abbiamo, poi, bisogno di una diversa rappresentazione della donna e di formare, anche valorizzando il ruolo delle donne nella vita pubblica, una nuova coscienza civile che riconosca il valore della libertà e della dignità femminile».
