di Chiara Fabrizi

C’è il sospetto della premeditazione. Si fa largo cioè tra gli inquirenti l’ipotesi che Nicola Gianluca Romita, 48 anni, abbia pianificato l’uccisione della moglie, Laura Papadia, trovata morta per strangolatamento sul pavimento della camera da letto del loro appartamento di via di Porta Fuga, nel cuore del centro storico di Spoleto.

Romita in commissariato a Spoleto è apparso molto lucido e ha rappresentato il delitto come un gesto violento compiuto d’impeto, al culmine dell’ennesima lite con la moglie per un matrimonio in crisi a causa, ha detto sempre lui, del desiderio di Papadia di avere un figlio che lui invece, già padre due volte da due donne diverse, non voleva. Una versione, questa fornita dall’uomo durante il lungo interrogatorio di mercoledì, al termine del quale è scattato a suo carico il fermo per omicidio volontario, che non convince completamente gli inquirenti.

Vero è che anche alcune donne vicine alla vittima erano al corrente della distanza che marcava il desiderio di genitorialità nella coppia: lei lo aveva confidato, con un paio di amiche si era sfogata. Non solo. Nella casa di via Porta Fuga sono stati trovati dei test di gravidanza, naturalmente sequestrati. Massimo è il riserbo sugli elementi repertati dalla Scientifica all’interno dell’appartamento, compresi alcuni capi di abbigliamento e di biancheria da letto che potrebbero essere stati utilizzati per strangolare la moglie, perché è altamente verosimile che il delitto non sia stato compiuto a mani nude. Per stringere il cerchio si attende l’autopsia, che deve essere fissata.

Intorno al sospetto del femminicidio premeditato si stanno compiendo tutta una serie di accertamenti, a cominciare dalla verifica dei tabulati telefonici dei due cellulari che Romita aveva, uno personale e l’altro aziendale, per ricostruire contatti e movimenti compiuti negli ultimi giorni dal 48enne, che la mattina del delitto di telefonate risulta averne fatte diverse. Oltre a quelle alla ex moglie e al 112 per dire che aveva ucciso Papadia e che intendeva farla finita lanciandosi dal Ponte delle Torri, risultano altre chiamate al lavoro poco prima delle 8 del mattino e poi alle 9.30, quando avrebbe detto che non sarebbe potuto andare, che non dormiva da tempo e avrebbe provato a lasciare il numero di telefono di un familiare per ragioni apparse incomprensibili.

In questo quadro, poi, si sta cercando di capire perché Romita la scorsa settimana avesse comunicato in azienda la necessità di avere a stretto giro 30 giorni di ferie per problemi familiari non meglio precisati, salvo poi cambiare idea. Rilevante anche il numero di persone che si stanno sentendo in queste ore per ricostruire il profilo e quindi delineare la personalità di lui, che ha precedenti molto datati per ingiurie e minacce, ma nessuna segnalazione per comportamenti violenti sulla trentaseienne né sulla ex moglie e l’altra donna da cui ha avuto un figlio.

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