di Chiara Fabrizi

Nicola Gianluca Romita, 48 anni, è in stato di fermo per l’omicidio volontario della moglie Laura Papadia, che avrebbe compiuto 37 anni a settembre. Romita intorno alle 21 è stato portato nel carcere di Maiano (Spoleto) dagli uomini del commissariato di Spoleto. Il provvedimento è arrivato al termine del lungo interrogatorio condotto dal procuratore capo Claudio Cicchella e dal sostituto Alessandro Tana, durante il quale il 48enne, responsabile vendite di un’azienda agricola produttrice di vini di Spoleto, è stato «collaborativo»: in base a quanto risulta l’uomo avrebbe confessato il delitto. Secondo la ricostruzione fornita da Romita il movente del secondo femminicidio del 2025 in Umbria sarebbe da ricondurre a una crisi di coppia e, in particolare, al desiderio di Papadia di avere un figlio, che invece lui non voleva.

La prima ispezione cadaverica compiuta all’interno dell’abitazione dei coniugi in via Porta Fuga ha confermato l’ipotesi iniziale formulata dagli investigatori coordinati dal capo della squadra mobile Maria Assunta Ghizzoni: Papadia è stata strangolata probabilmente al termine di una colluttazione. Come sia stato provocato il soffocamento della trentaseienne resta da stabilire: in casa è stato sequestrato molto materiale, anche se nessuno spiccatamente compatibile con il soffocamento, come potrebbe essere una corda. Il decesso di Papadia è avvenuto all’alba, forse tra le 5 e le 7 del mattino, quindi poche ore prima sia del ritrovamento del corpo senza vita della donna sul pavimento della camera da letto che del salvataggio di Romita sul Ponte delle Torri, da dove minacciava il suicidio e affermava di aver ucciso la moglie. Il medico legale Eleonora Mezzetti proseguirà gli esami tecnici sulla salma di Papadia nelle prossime ore, perché alcuni segni di violenza sul corpo sarebbero emersi, ma devono essere approfonditi.

I coniugi, questo è stato ricostruito, vivevano a Spoleto da un paio di anni, anche se stavano insieme da sei anni. Papadia, originaria di Palermo, si era trasferita in città stabilmente a inizio 2023 per assumere il suo primo incarico da vicedirettrice di supermercato della grande distribuzione, che svolgeva con enorme serietà e dedizione. Qui, tra gli scaffali e i banconi, oggi lo choc era enorme, tanto che il punto vendita alle 15 è stato chiuso e il personale sconvolto rimandato a casa. Nessuno, questo emerge, ha mai raccolto lo sfogo o le preoccupazioni di Papadia per il comportamento del marito, mentre trova conferme il fatto che lei desiderasse diventare mamma e lui, che padre già lo era, non voleva un altro figlio. La vicedirettrice era attesa mercoledì mattina al supermercato, ma qui non è mai arrivata. Le colleghe, che la conoscono come una persona estremamente puntuale e professionale, l’hanno quindi cercata al cellulare, ma invano: Papadia con ogni probabilità era già stata uccisa.

Romita risulta nato a Milano, ma dovrebbe aver lavorato in Toscana, Emilia Romagna e Marche, prima di arrivare anche lui nel 2023 a Spoleto, quando è stato assunto da un’azienda agricola della zona come responsabile vendite del vino sia per la grande distribuzione che per il settore della ristorazione. Tuttavia, la sua presenza in città risulta meno stabile, complice probabilmente il fatto di avere avuto dei figli, e quindi responsabilità, da precedenti relazioni con donne che vivono fuori regione. La scorsa settimana il 48enne aveva annunciato al lavoro la necessità di prendersi 30 giorni di ferie, parlando genericamente di problemi in famiglia e spiegando di dormire male da tre mesi, poi però aveva comunicato di non aver più bisogno del periodo di stop. Perché intendesse assentarsi così al lungo dal lavoro e perché poi abbia cambiato idea non è chiaro. Certo è, invece, che martedì, quindi meno di 24 ore prima del delitto, Romita ha incontrato un referente di un marchio della grande distribuzione, con cui era arrivato all’accordo per la vendita di una partita di vino, almeno così ha riferito in azienda. Qui la notizia del gesto di Romita è stata appresa dai giornali e ha lasciato tutti pietrificati. Stato d’animo condiviso dall’intera città.

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