Ofelia Bontoiu e il suo assassino Danut Barbu

di Francesca Marruco

Per il professor Traversi non c’è molto di opinabile. Danut Barbu, in carcere per aver ucciso la fidanzata Ofelia Bontoiu l’8 marzo dello scorso anno in un affitta camere di Gualdo Tadino, non era incapace di intendere e di volere. Era sofferente, per la tormentata relazione con Ofelia, e per i numerosi ripensamenti di lei, aveva assunto il Diazepam, ma non era incapace di intendere.

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«Per nessun motivo – ha detto il professore che ha eseguito un incidente probatorio sull’imputato – questo può essere considerato come un caso di infermità mentale». Di parzialmente diverso avviso invece lo psichiatra Silvio D’Alessandro, perito di parte della difesa, che lo ha definito come «non completamente capace di intendere e di volere ma non completamente capace». Lunghe e articolate giovedì mattina le deposizioni dei due specialisti che sono giusti a conclusioni diverse, che dovranno quindi essere valutate dalla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Gaetano Mautone, a latere Luca Semeraro.

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Durante l’udienza di giovedì mattina in aula è stata anche ascoltata una delle sorelle dell’assassino, che ha parlato dei continui alti e bassi tra loro e del grande aiuto economico che lei ha dato loro. Ascoltato anche il cognato di Barbu a cui l’imputato ha telefonato subito dopo aver ucciso Ofelia. «E’ tutto finito. L’ho uccisa» gli ha detto.

Interrogato nell’immediatezza dei fatti, Danut Barbu aveva raccontato: «Ho comprato il cutter per me perché ormai ero certo, da come Ofelia mi parlava, conoscendola bene, che non mi avrebbe seguito in  Inghilterra.  Alla fine è uscito fuori il discorso, non so se da lei o da me, che dovevamo ucciderci prendendo delle pasticche. Avevamo solo 4-5 pasticche di Diazepam, ma lei non prendeva nulla , in quei momenti non so spiegare ma io volevo morire, io effettivamente ho chiuso la porta e ho messo le chiavi dentro la tasca. Non ricordo bene se prima ho provato a tagliarmi le vene oppure ho colpito Ofelia, sta di fatto che alla fine l’ho colpita prima con la tavola sulla testa e poi l’ho colpita con il cutter. Lei non ha urlato, era passiva, credo che volesse farla finita anche lei ma non so se volesse tagliarsi e vene. Il cutter l’ho comperato perché volevo farla finita»