di Fracesca Marruco
Alla fine, non potendo negare l’evidenza, Danut Barbu, il 28enne romeno che sabato scorso ha ucciso la fidanzata Ofelia sgozzandola nella stanza di un affittacamere di Gualdo Tadino, ha ammesso di aver comprato il taglierino con cui poi l’ha uccisa qualche ora prima del delitto. Lo ha ammesso davanti al gip Alberto Avenoso e al magistrato Angela Avila davanti cui è comparso mercoledì matttina per l’udienza di convalida dell’arresto.Il giudice ha ovviamente accolto la richiesta del magistrato disponendo la custodia cautelare in carcere.
Il ferramenta Erano stati i carabinieri della stazione di Gualdo Tadino, insieme a quelli di Gubbio guidati dal tenente Pier Giuseppe Zago, ad aver individuato il ferramenta in cui Barbu sabato mattina ha comprato, per meno di due euro, l’arma con cui poi ha tolto la vita alla fidanzata. Al gip Alberto Avenoso, l’omicida ha detto che il taglierino lo ha comprato per uccidersi. Domenica, nel primo interrogatorio davanti al pm ha sostenuto in maniera confusa che era stata lei a chidergli di morire insieme.
La sequenza omicida Ma la realtà non ha nulla a che fare con due giovani che decidono di morire insieme perché non possono vivere il loro amore. La realtà è un taglierino pagato un euro e ottanta centesimi in tasca con un’idea assassina forse non del tutto strutturata. E’ Danut che impedisce a Ofelia di uscire dalla stanza quando ancora avrebbe potuto salvarsi. E’ Danut che stacca una mensola da un mobile e la usa per colpirla alla testa e tramortirla. E’ Ofelia che cade sul letto all’indietro e lui che le taglia la gola col taglierino senza che lei abbia modo di difendersi.
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Premeditazione La realtà è cruda e macabra. Danut in mezzo al sangue della fidanzata, che dice di aver amato fin da quando erano bambini, si taglia le vene e scrive sul muro l’anatema per la famiglia di lei. Poi avverte la sorella. «Non per essere salvato» dirà poi, una volta in carcere. Nessuno crede che Ofelia volesse morire con lui. Era il viaggio in Inghilterra per cui lei era indecisa ad aver riacceso la rabbia del romeno che aveva «paura di essere preso in giro». E l’acquisto del taglierino, insieme al fatto che le ha impedito di uscire dalla stanza – particolare che ha raccontato lui stesso agli inquirenti -, e alla scritta «adesso proverete lo steso dolore che ho provato io», sono tutti elementi che possono far pensare ad una premeditazione e che i carabinieri guidati dal tenente Zago hanno messo bene in evidenza nell’informativa depositata.
