discarica foto archivio

di M.T.

Studiano le carte e prima di sgombrare il campo dalla paura che in quelle discariche ci fossero materiali pericolosi per la salute chiedono che si scavi. E’ l’iniziativa dei 5 Stelle al Comune di Perugia, resa nota da un comunicato ufficiale firmato dalla consigliera Rosetti. L’ipotesi che in quelle discariche legali fossero stati buttati grandi quantitativi di ceneri, smaltiti fanghi, interrate sostanze sospette, non la considerano del tutto infondata.

L’indagine M5s «Con atto del dicembre 1986 il Comune di Perugia – scrive il M5s -, prende atto della necessità di aprire alcune discariche pubbliche in prossimità dei centri urbani maggiori, lungo la valle del Tevere, onde evitare le discariche abusive sulle sponde del fiume stesso. A tale scopo, venivano invitate le circoscrizioni a fornire notizie circa la reale necessità di discariche e le eventuali aree idonee a tale scopo. Il Comune di Perugia – continua la nota – identifica nelle ex-cave di Villa Pitignano, Lidarno, Romani, Cenerente e Sant’Orfeto le aree più idonee alla creazione di discariche. La Regione Umbria nel luglio 1988 ha autorizzato la discarica in località Villa Pitignano e nel giugno 1989 ha autorizzato la discarica in località Romani. Successivamente, al fine di contenere la presenza di un notevole numero di discariche abusive di inerti presenti sul territorio, vennero autorizzate anche le discariche di Cenerente e di Sant’Orfeto, quest’ultima autorizzata dalla Regione Umbria nel luglio 1988».

Le discariche Dall’indagine dei pentastellati «E’ emerso – scrivono – che anche nel territorio di Perugia sarebbero state interrate ceneri provenienti dalle centrali a carbone di Vado Ligure o altri territori come La Spezia. Per quanto riguarda la ex-cava di Villa Pitignano, sottoposta a vincolo paesaggistico, e quelle di Lidarno e Sant’Orfeto, risultano essere state adibite a discarica di seconda categoria, adatte a ricevere rifiuti inerti provenienti da scavi e demolizioni. Per quanto riguarda la discarica Romani i materiali depositati sono stati identificati in rifiuti inerti, materiali ceramici rotti, vetri di tutti i tipi, rocce e materiali litoidi da costruzione».

Gli elementi trovati Quindi i sospetti di rifiuti diversi buttati o interrati in queste aree si traducono in elementi nell’indagine, là dove si è ricominciato a fare agricoltura con tutti i rischi che questo potrebbe determinare: «Con atto dell’Ufficio difesa del suolo, del luglio 1991, si accertata che a seguito di sopralluoghi furono rinvenuti nella discarica in Loc. Romani materiali diversi da quelli che vi potevano essere smaltiti. Abbiamo rinvenuto anche alcune segnalazioni di cittadini abitanti nella zona limitrofa alla discarica Romani che denunciavano l’utilizzo improprio della discarica. Nella discarica Romani, ad aprile del ’97, veniva autorizzato anche lo smaltimento dei fanghi provenienti dalla lavorazione degli inerti della ditta a cui era stata affidata la gestione dell’impianto. La maggior parte di queste aree è da tempo tornata ad uso agricolo».

La richiesta Da qui un ordine del giorno con cui viene richiesto di «fare chiarezza sullo stato di quelle aree e capire quali controlli sono stati effettuati, si programmano di effettuare anche da parte di regione e Arpa, al fine di comprendere se vi sia presenza di sostante inquinanti. Analogamente, chiediamo in merito alla vicenda dell’interramento delle ceneri, paventato nell’area dello stadio Curi. Una volta completato il censimento, rispetto al quale la regione non ci ha ancora fornito risposta, dopo mesi dal nostro accesso atti, chiediamo anche l’istituzione di un elenco pubblico delle discariche dismesse, presenti nel territorio comunale, comprensivo delle risultanze delle analisi effettuate».

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