Si è spento a Udine, all’ospedale Santa Maria della Misericordia, all’età di 84 anni, Giovanni Galeone, l’allenatore che fece innamorare il calcio italiano con il suo gioco spettacolare e coraggioso. Nato a Napoli il 25 gennaio 1941, Galeone resterà per sempre nel cuore dei tifosi del Perugia per la storica seconda promozione in Serie A dei Grifoni (stagione 1995-96), uno dei quattro salti di categoria ottenuti nella sua lunga carriera – due a Pescara, uno a Udine e, appunto, uno a Perugia. Ma al di là dei risultati, Giovanni Galeone lasciò un segno indelebile a Perugia per la bellezza del suo calcio e la filosofia del gioco, il 4-3-3 all’attacco e dal gioco verticale, con spazio alla tecnica ed al talento puro dei suoi interpreti, su tutti Max Allegri, Federico Giunti inventato regista, bomber Marco Negri e la scommessa (vinta) Milan Rapajc, che da attaccante puro spostò sulla fascia sinistra rendendolo molto più performante specialmente per le sorti del Grifo nelle stagioni successive. Amante della letteratura, appassionato di vini, carattere diretto come ul suo modulo preferito, dopo la promozione in A con il Grifo, nel dicembre del 1996 in disaccordo con Luciano Gaucci venne esonerato (il Perugia poi retrocesse all’ultima giornata con la sconfitta di Piacenza con Nevio Scala in panchina). Lo scorso giugno, dopo tantissimo tempo, fece capolino al Curi per la festa dei 120 anni del Perugia Calcio, straordinariamente osannato dalla curva Nord, per un momento di grande emozione e la doverosa ovazione da parte di quei tifosi che non l’hanno mai dimenticato.
Carriera Da calciatore era un centrocampista e aveva vestito le maglie di Ponziana, Monza e Udinese fino al 1974. Da allenatore ha guidato squadre come Pescara, Udinese, Perugia, Napoli, Como e Spal, lasciando ovunque il segno per il suo carisma e il suo calcio votato all’attacco. A Perugia il suo nome resta legato a una delle pagine più belle della storia recente del club, simbolo di entusiasmo e rinascita sportiva, ai tempi di Luciano Gaucci.
