di Francesca Marruco
Resta in carcere Valerio Menenti, accusato insieme al padre Riccardo di aver ucciso il giovane perugino Alessandro Polizzi il 26 marzo scorso. Lo ha deciso il gip Luca Semeraro a cui aveva presentato istanza di scarcerazione il nuovo legale di Menenti, Manuela Lupo del foro di Roma. La decisione del giudice è arrivata dopo il parere “ assolutamente negativo” del sostituto procuratore titolare delle indagini Antonella Duchini.
Le mosse difensive Per il padre Riccardo invece non era stata presentata alcuna richiesta vista la posizione decisamente più compromessa in cui si trova. A suo carico infatti, oltre alla testimonianza di Julia Tosti, la ragazza scampata all’omicidio, ci sono le tracce biologiche rinvenute sul luogo dell’omicidio. Riccardo Menenti, aveva detto al pubblico ministero di aver agito da solo, senza la complicità del figlio, che per la procura è il mandante dell’omicidio. Ma a questa versione gli inquirenti non hanno mai creduto.
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La rinuncia al Riesame La rinuncia al Riesame Riccardo Menenti, negò tutto in sede di interrogatorio di garanzia dicendo di aver passato la notte in casa con la moglie, poi, alla vigilia dell’udienza davanti al tribunale del Riesame, quando emersero i risultati della polizia scientifica che lo inchiodavano al luogo del delitto e rinunciò alla stessa udienza, chiese di essere di nuovo interrogato dal magistrato.
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L’interrogatorio che non ci si aspettava In parecchi si aspettavano che arrivato a quel punto avrebbe cercato di salvare il figlio accollandosi tutte le responsabilità. Invece papà Menenti, disse si che il figlio nulla sapeva della sua intenzione di andare da Polizzi, ma affermò anche che non andò in via Ettore ricci con l’intenzione di uccidere Alessandro Polizzi, ma solo con quella di dargli una lezione perché aveva picchiato Valerio tanto da mandarlo in ospedale. Menenti senior disse che la pistola non l’aveva portata lui da casa sua, ma che era stato Polizzi a tirarla fuori e che il colpo sarebbe partito nella colluttazione.
La testimonianza di Julia Le parole di Julia però raccontarono di una vera e propria esecuzione da cui le scampò solo per l’intervento dei vicini attirati dalle urla. Julia parlò di questo uomo che butto giù a calci la porta di casa e andò nella loro stanza da letto colpendoli con la pistola. Un unico proiettile che trapassò Alessandrò e si conficcò nel polso di Julia. Di Alessandro che nonostante la pallottola si alza e cerca di combattere con l’aggressore che lo finisce a sprangate nel corridoio. E che, se non fosse stato per i vicini, avrebbe fatto lo stesso con lei.
