di Fra.Mar.
Un supplemento di perizia è stato disposto giovedì mattina nell’ambito del processo ad Alfons Gjergji, accusato del duplice omicidio avvenuto nel casolare di Cenerente, alle porte di Perugia. La decisione della corte d’Assise è arrivata dopo la deposizione del perito che analizzò le tracce repertate sul luogo del delitto.
Arringa A chiedere questo approfondimento era stato in rimis l’avvocato Luca Maori ella precedente udienza durante la sua arringa. La difesa dell’albanese, di cui non è stata trovata nessuna traccia all’interno del casolare della mattanza, punta a dimostrare che il Dna ignoto appartenente ad una donna, sia della persona che ha torturato Sergio Scoscia e Maria Raffaelli. E quella traccia commista, in cui, secondo le analisi del consulente della difesa Gjergji, ci sono il Dna delle due vittime e un terzo di una donna, verrà nuovamente analizzato.
Consulenti Il consulente della difesa di Gjergji, al termine dell’udienza, chiamato a rispondere alle domande di alcuni giornalisti, ha praticamente escluso che la traccia possa essersi mescolata in momenti successivi, anche perché, secondo quanto evidenziato il martello sarebbe stato molto sotto la pioggia e quindi qualunque traccia doveva essere lavata via. Ma la possibilità teorica che quel terzo Dna sia di qualcuno che magari ha toccato il martello prima della mattanza c’è. Magari la commessa che lo ha venduto agli operai del cantiere che poi lo hanno usato.
Sentenza rinviata Una cosa è certa, la Corte vuole togliersi ogni dubbio prima di dare l’ergastolo ad un altro uomo, che secondo la procura è colui che materialmente ha torturato Sergio Scoscia con un martello per farsi dire dove tenevano i soldi, ma che non ha lasciato tracce perché è stato molto attento ai suoi movimenti. Si torna in aula giovedì prossimo per il conferimento dell’incarico. La sentenza forse arriverà entro la fine dell’anno.
