di Chiara Fabrizi
Serbatoi vuoti e rubinetti a secco. Dalle 11 qualche migliaio di cittadini residenti in alcune zone dello Spoletino e in diverse della Valnerina sono rimasti senza acqua. La crisi idrica, insomma, non accenna a rientrare e le sorgenti che alimentano le zone in questione, e non solo, si stanno progressivamente prosciugando. Nel quartier generale della Vus è stata convocata una riunione d’urgenza per fronteggiare un quadro che, ora dopo ora, torna a farsi pesantissimo. Nel frattempo fonti attendibili riferiscono dell’imminente firma del decreto del presidente del consiglio dei ministri (dpcm) sullo stato d’emergenza idrica.
Forse altre autobotti porta a porta Ai mezzi a lavoro ormai da giorni nella zona di Bastardo (Giano dell’Umbria) e San Terenziano (Gualdo Cattaneo) potrebbero aggiungersi le autobotti che, con ogni probabilità, cercheranno di tamponare l’interruzione idrica scattata giovedì mattina in diverse zone. Rubinetti a secco a Messenano, Santa Maria Reggiana, valle San Martino, Le Vaie, Grotti, Ponte di Cerreto e Cerreto basso e buona parte di Preci. Tecnici Vus sono, è evidente, al lavoro per studiare ulteriori soluzioni.
Stato d’emergenza idrica Sarebbe, invece, attesa tra venerdì e sabato la firma del dpcm sullo stato d’emergenza idrica della regione Umbria. La notizia, confermata da più parti, permetterebbe alla Vus, e laddove ce ne fosse bisogno anche agli altri gestori, di agire in deroga alle procedure autorizzative ordinarie accelerando, di riflesso, i tempi intorno a una serie di interventi in grado di mettere a regime le risorse idriche individuate negli ultimi giorni, come il pozzo di Bastardo (15 litri al secondo) e Sant’Anatolia di Narco (70 litri al secondo).
Ati4: «Utili bloccati» Soddisfazione è, invece, stata espressa dall’assessore regionale all’ambiente, Silvano Rometti, per la decisione dell’Ati 4 di non applicare al servizio idrico, il 7% per la remunerazione del capitale investito sulla tariffa del 2012. «La Regione Umbria vuole dare seguito a quanto emerso dai risultati del referendum sull’acqua e che impediscono ai gestori il ricavo di utili, pari al 7 per cento, per la gestione. Dopo l’adeguamento da parte dell’Ati3, ora ha deciso in questo senso anche l’Ati 4. L’auspicio è che si adeguino al più presto anche gli altri 2 Ambiti, anche per una questione di giustizia sociale». Rometti, ha quindi ricordato che «l’assessorato già da tempo ha inviato una nota alle Autorità di Ambito umbre per dare seguito all’abrogazione della remunerazione del capitale investito dai gestori privati, considerando che la tariffa idrica deve prevedere la sola copertura integrale dei costi del servizio e non altri oneri aggiuntivi. La Regione Umbria – ha concluso l’assessore – proseguirà l’impegno per garantire sul suo territorio quanto stabilito dal risultato referendario».

