Palazzo Spada (foto Marta Rosati)

di Mas.Col.

Un danno erariale di 362.433,60 euro per il Comune di Terni e di 109.503,01 per quello di Arrone. Ammonta a tanto la cifra contestata dalla Corte dei conti ad alcuni esponenti delle due amministrazioni comunali.

Danno erariale da 470 mila euro Nel caso di Terni nel mirino della Corte è finita l’accensione di un mutuo per lavori di urgenza che in realtà, secondo la ricostruzione, è stato utilizzato per lavori ordinari. Per quanto riguarda il comune della Valnerina, contestata una delibera per il riconoscimento di debiti fuori bilancio necessari a pagare risarcimenti nei confronti di alcuni proprietari. La vicenda inizia quando l’amministrazione aveva espropriato un terreno, ma alcuni residenti si erano opposti e il Tar aveva riconosciuto loro un risarcimento. Con il tempo inoltre si sono accumulati interessi, spese legali e di rivalutazione. La decisione per entrambi i procedimenti arriverà entro due mesi.

Il caso Terni L’istruttoria nei confronti del Comune di Terni ha preso il via da un esposto presentato da alcuni consiglieri della minoranza politica, in cui si sosteneva che con la delibera 457 del 20 ottobre 2010 la giunta comunale «avesse approvato una variazione di bilancio finanziata tramite l’accensione di un mutuo presso la Cassa depositi e prestiti per un importo di 500 mila euro». I consiglieri di minoranza nell’esposto hanno anche specificato come la delibera dovesse finanziare urgenti lavori di ripristino diventati necessari dopo le intense precipitazioni atmosferiche di quei giorni, ma che poi in realtà gli interventi si erano dimostrati semplici lavori ordinari, violando così l’articolo 30, comma 15, della legge 289 del 2002. Gli uomini della guardia di finanza poi hanno riscontrato questo passaggio. Dal rapporto di indagine in particolare si evince che «in conseguenza degli eventi atmosferici eccezionali del 5 ottobre 2010, che avevano provocato allagamenti, intasamenti e rottura di fogne, caduta di rami e molto altro, la giunta comunale, con la delibera 457 dell’ottobre 2010, decideva di affidare lavori di ripristino con la procedura della somma urgenza. Dalla descrizione delle lavorazioni eseguite non si ravvedeva, infatti, quel complesso sistema di costruzioni, demolizioni, ristrutturazioni, recuperi e manutenzione straordinaria di opere ed impianti, attuati attraverso lavori di carattere preventivo e curativo, come dispone la normativa vigente in materia. Di contro, come già evidenziato, apparivano come lavorazioni eseguite conseguentemente ad eventi meteorologici, finalizzate al ripristino della stato originario dei luoghi e delle opere». Da qui la contestazione della corte dei conti, che arriva a calcolare una danno pari a oltre 360 mila euro.

Il caso Arrone Per quanto riguarda Arrone la Corte dei conti contesta all’amministrazione la delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio necessari a pagare i risarcimenti dovuti ad alcuni residenti dopo il pronunciamento del Tar, a seguito di un’operazione di esproprio di terreno. La delibera in questione, è la numero 47 del 28 settembre 2009, «con la quale – si legge nelle contestazioni della Corte – veniva riconosciuto un debito fuori bilancio ai sensi del Tuel a favore dei soggetti proprietari di un fondo ubicato nel territorio del Comune di Arrone, nei cui confronti era stata avviata una procedura di esproprio. La suddetta procedura di esproprio era stata impugnata dinanzi al Tar dell’Umbria il quale aveva riconosciuto le ragioni dei ricorrenti dichiarando, tra l’altro, anche l’occupazione usurpativa dei suoli da parte del Comune di Arrone».

Le difese In entrambi i casi i legali difensori delle amministrazioni, l’avvocato Mario Rampini per il Comune di Terni e lo stesso Rampini con il collega Pasero per l’amministrazione di Arrone, difendono la liceità delle scelte degli amministratori. Nel caso di Terni, i lavori riguarderebbero una situazione di emergenza e del tutto imprevedibile. Nel caso di Arrone, il Comune avrebbe già calcolato tutti gli oneri al momento della vendita del terreno espropriato.

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