di Ivano Porfiri
«Bisogna che la corruzione non diventi ‘sistema’ – ha detto – che torni, per l’opinione pubblica, ad essere un disvalore, far capire che il corrotto è un nemico della società». Ad affermarlo è Alberto Avòli, nuovo presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria nel corso di un incontro con i giornalisti alla vigilia dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Avoli non ha voluto commentare il recenti casi che hanno visto coinvolti politici, limitandosi a rilevare che «in Umbria non ho la percezione di una corruzione fatta sistema, ma la corruzione c’è a un livello piccolo, medio e grande. Poi è chiaro che ogni singolo caso deve essere giudicato dalla magistratura».
«Recuperare senso di responsabilità» Secondo Avòli, «dalla crisi si esce con il del principio di recupero della responsabilità individuale e collettiva». Soffermandosi sul rapporto tra giustizia e informazione, il neo presidente ha sottolineato come sia «necessario combattere le generalizzazioni e le criminalizzazioni, che poi alla fine portano a una deresponsabilizzazione. Occorre – ha aggiunto – invece operare col bisturi, colpire chi spreca, chi ruba e non criminalizzare in genere la pubblica amministrazione». Altro principio toccato dal nuovo presidente è quello della «cultura della legalità». «Occorre investire in tal senso», ha detto.
Investire nelle procure Sul fatto che vengano aperti molti procedimenti ma pochi giungano a sentenze di condanna per danno erariale, Avòli ha rimarcato come occorra «investire quantitativamente e qualitativamente nelle procure: fornirle di strumenti giuridici e materiali adatti per arrivare al procedimento avendo condotto indagini appropriate».
I due «pallini» Sul suo lavoro futuro, il presidente ha infine sottolineato due suoi «pallini»: le opere pubbliche incompiute e il «protagonismo del cittadino». «Perciò – ha concluso – sarò sempre aperto a un’interlocuzione tanto con la gente che con i mezzi di informazione».

