di Fra. Mar.
Morì cadendo in una tromba delle scale vuota nell’ottobre del 2011 in un cantiere edile di San Mariano di Corciano. Adesso, per la morte del vetraio Antonio Sportoletti, il gip ha rinviato a giudizio per omicidio colposo cinque persone, come richiesto dal pm Gemma Miliani.
Ipotesi morte Nel corso del tempo, di ipotesi su quella caduta ne erano state fatte diverse, tanto è vero che il pm Miliani aveva anche aperto un fascicolo per omicidio doloso a carico di ignoti. Ma all’esito di tutti gli scrupolosi accertamenti fatti nel tempo, la procura ha deciso di chiedere l’archiviazione per quel fascicolo per omicidio volontario e dirigersi invece verso l’omicidio colposo contestato ai responsabili, a vario titolo, di quel cantiere. Ed è proprio quello che ha fatto il pm giovedì mattina in aula, ricostruendo come qual tragico giorno l’uomo era andato al cantiere insieme al figlio per un sopralluogo prima di iniziare il loro lavoro. Stava andando via quando era voluto rientrare dello stabile. Ma quando il figlio non lo aveva visto tornare si era preoccupato ed era andato a cercarlo. A quel punto lo aveva trovato morto dentro il cantiere.
In aula Giovedì mattina le difese dei cinque imputati – avvocati Laura Modena, Luca Gentili, Alessandro Ciglioni e Adele Lerose – hanno anche avanzato l’ipotesi che l’uomo potesse essersi suicidato visti i suoi problemi economici. Ma il giudice alla fine ha accolto il teorema della procura. Che imputa quella morte a chi era responsabile di quel cantiere in cui c’era una porta che dava sul vuoto, non segnalata da alcun segnale, né protetta da alcuna barriera.
