Il divieto a ricevere dall’esterno libri e giornali che pende sui detenuti in regime di carcere duro è legittimo e resta in vigore. Questa la decisione emessa nella prima serata di mercoledì dalla Corte Costituzione che al termine della camera di consiglio ha dichiarato ‘non fondata la questione di legittimità costituzionale’ sollevata dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, che nell’aprile scorso aveva raccolto l’appello di un detenuto del carcere di Terni. In particolare Gianfilippi attraverso l’ordinanza di una ventina di pagine vagliata dalla Consulta ravvisava nell’articolo 41 bis comma 2 dell’ordinamento penitenziario, proprio nella parte in cui dispone il divieto una serie di violazioni di diritti costituzionali, ma anche della Convenzione dei diritti dell’uomo. La Corte costituzionale con la sua decisione ha però confermato che i detenuti in regime di 41bis non potranno ricevere dall’esterno né spedire all’esterno libri e giornali. Ad accogliere con «sollievo» la pronuncia della Consulta è il deputato Pd, Davide Mattiello, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia: «Nessuno mette in discussione la possibilità del detenuto anche in regime di 41 bis di leggere e studiare, ma la possibilità che ciò avvenga anche attraverso la possibilità di ricevere dall’esterno o spedire all’esterno libri e riviste: ma ci immaginiamo a quale mostruoso lavoro sarebbe stata costretta diversamente la polizia penitenziaria per garantire che il via vai di testi potesse contenere messaggi nascosti volti a mantenere in funzione la relazione criminale?».
Nata nel 1986, ha iniziato il suo lavoro da giornalista nel 2008 a Tuttoggi, approdando l'anno seguente al Corriere dell'Umbria, con cui tuttora collabora. In Umbria24 dal 2012, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria, economia, attualità e politica. In passato ha collaborato anche con Panorama. Componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria. Altri articoli di Chiara Fabrizi
