di Iv. Por.
Rissa sfiorata in Consiglio regionale. Sono quasi arrivati alle mani il capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni, e l’assessore Stefano Vinti. A separarli i commessi e alcuni altri consiglieri regionali. Questo solo pochi minuti dopo il minuto di silenzio per ricordare Franco Tomassoni.
Interrogazioni senza risposta Secondo il racconto di testimoni, tutto è nato dalla protesta di alcuni consiglieri per l’assenza a causa di altri impegni di assessori come Silvano Rometti e Carla Casciari. I capigruppo di Idv, Oliviero Dottorini, Udc, Sandra Monacelli e appunto Cirignoni hanno sottolineato come ci siano interrogazioni inevase da molto tempo.
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Rissa sfiorata La protesta più veemente è stata quella di Cirignoni, che ha tirato fuori una scatola piena di interrogazioni inevase. «Sono anche vecchie di due anni – ha detto Cirignoni riferendosi in particolare a Rometti – mentre alle interrogazioni si deve rispondere entro 15 giorni». Ha poi aggiunto che «si testimonia una certa arroganza del potere» e che «non si può passare sopra» all’assenza della presidente Marini e della sua vice, oltre che dall’assessore Rometti, destinatario delle interrogazioni dei consiglieri che sono intervenuti. Dopodiché ha preso la scatola e si è diretto verso il banco degli assessori e qui ha rovesciato le interrogazioni davanti a Bracco e Vinti, lanciando alcuni fogli verso lo stesso Vinti. Quest’ultimo ha reagito con forza e ha fatto per affrontare Cirignoni. Sono volati epiteti come: «Salame», «Fascista rosso». A frapporsi i commessi e Franco Zaffini, che hanno impedito il contatto fisico. A quel punto il presidente del Consiglio Eros Brega ha sospeso i lavori e convocato immediatamente la conferenza dei capigruppo.
Cirignoni spiega Dopo la sospensione dei lavori e la riunione dell’Ufficio di presidenza e della conferenza dei capigruppo, Brega ha chiesto a Cirignoni di scusarsi con l’Aula. Il leghista ha parlato per «ribadire l’essenzialità e l’importanza per il rispetto della democrazia degli elettori, della buona amministrazione della Regione, che non venga travisato, com’è stato fatto, il Regolamento del Consiglio. Ci sono, lo ribadisco, interrogazioni che giacciono da oltre tre anni sul tavolo dell’assessore. E l’assessore Rometti stamattina, a detta della stessa Giunta, se n’è andato senza giustificazioni particolari. E alla fine, purtroppo, rispetto a certi comportamenti anche un consigliere regionale può perdere la pazienza. In realtà mi sono limitato a consegnare all’assessore Bracco, in maniera plateale ma innocua, dei fogli di carta che hanno un peso come interrogazioni non risposte. L’assessore ha reagito in maniera anche molto tranquilla e normale, recependo quello che era il messaggio. Mentre le code di paglia di alcuni assessori si sono incendiate, sono volati improperi ai quali ho reagito. Su questo posso eventualmente fare ammenda, ma per il resto non mi pento di niente. Più che mai per il rispetto che devo portare a quei pochi o tanti cittadini che mi hanno eletto, agli umbri, a quelli che mi chiedono di intervenire per risolvergli dei problemi che invece rimangono chiusi all’interno del cassetto della scrivania o di un assessore o di un superpagato dirigente della Regione, che magari prende anche qualche bel premio. Posso dunque chiedere scusa per la reazione avuta ma non sul gesto che ho fatto prima: un gesto innocuo che ha consentito di discutere su una problematica grave».
Vinti: reagito a provocazione L’assessore Stefano Vinti ha sottolineato che «il momento di tensione è stato il frutto di un confronto politico, di una modalità inusuale per far valere le proprie ragioni. Anch’io ho reagito a una sorta di provocazione, a un momento a contorno di una critica che è stata rivolta alla Giunta. Chiedo scusa del mio comportamento, ma ribadisco che alla fine c’è un problema: penso che sia doveroso da parte del Governo della Regione rispondere in tempi adeguati, altrimenti si perde molta dell’efficacia dell’iniziativa e della funzione di controllo e di stimolo del singolo consigliere».
