di Francesca Marruco
Non sussiste «esigenza cautelare che giustifici l’applicazione della misura interdittiva». E’ per questo che il gip Lidia brutti ha rigettato la richiesta del pm Paolo Abbritti che voleva la sospensione dei sei della Comunità Montana indagati per peculato d’uso e abuso d’ufficio. Come spiega lo stesso giudice nelle 23 pagine di provvedimento, sono stati gli stessi interrogatori che i sei indagati hanno sostenuto accompagnati dai loro legali ( Giuseppe Innamorati, Luciano Ghirga, Massimo Rolla e Mario Bruto Gaggioli Santini), a far ridimensionare le contestazioni mosse dall’accusa.
La decisione del gip Per il giudice «sussiste indubbiamente un grave quadro indiziario in ordine ai plurimi espisodi di peculato e pecato d’uso» e «le indagini hanno delineato uno scenario riguardante in particolar modo, il periodo dal maggio all’agosto 2012, di indiscusso rilievo, quanto ad una gestione informale e frequentemente orientata verso interessi privatistici dei servizi erogati dall’ente Comunità Montana». Però, dopo gli interrogatori, «alcuni degli episodi appropriativi» hanno subito un «ridimensionamento», « se non sotto il profilo indiziario – spiega il gip – quanto meno nella prospettiva del loro concreto disvalore».
Per gli anziani E l’esempio che cita subito il gip è quello dell’allora responsabile del servizio magazzino Mauro Grilli, che al giudice ha spiegato come i lavori a favore del villaggio per anziani « Santa Caterina» erano stati fatti a fin di bene. Nel senso che, è innegabile che gli operai della Comunità Montana intervennero lì in più occasioni. E allora, quando andarono a tagliare l’erba, fu perché lo aveva chiesto il parroco e accadde perchè la macchina operatrice si trovava già in zona. Grilli ha anche spiegato «di aver autorizzato il rifornimento di gasolio di un mzzo della fondazione adibto a trasporto degli anziani, che quel giorno dovevano effettuare delle visite sanitarie e in quanto la fondazione non disponeva del denaro necessario». Così come quando, visto che il gelo aveva privato gli ospiti del riscaldamento, chiede « al superiore di poter inviare dei mezzi per poter ridare il riscaldamento agli anziani».
Cambiati i ruoli Per il gip inoltre «va tenuto conto che il Grilli, nell’ambito dell’agenzia forestale dell’Umria, di cui è attualmente dipendente, svolge ora servizi del tutto diversi che riducono notevomente la possibilità di reiterazione del reato», e in più, «le considerazioni devono, a maggior ragione, valere per gli indagati Bigini, Parrini e Germini per il loro ruolo subordinato rispetto a Grilli». Quanto al già presidente della comunità montana che nei giorni scorsi si è dimesso dall’Agenzia forestale per evitare strumentalizzazioni legate proprio a quest indagine, Massimo Bianchi,secondo il gip, «a distanza di tempo le esigenze cautelari non possono più reputarsi attuali». I documenti che la difesa ha prodotto per dimostrare che le autobotti di acqua portate a casa del figlio erano state realmente pagate per il gip non sarebbero «dirimenti» e anzi «la dinamica temporale consente di esprimere seri dubbi sulla genuinità dell’operazione contabile», ciò nonostante, per il giudice, non ci sono esigenze cautelari attuali.
Nessun abuso L’allora comissario liquidatore Elio Censi ha negato di aver mai usato mezzi, uomini o servizi della Comunità Montana per suoi bisogni personali. Quanto all’accusa di abuso d’ufficio per aver destinato circa 100mila euro ad associazioni diverse dal Comune di Panicale a cui originariamente erano destinati, per il gip, «la ricorrenza del vantaggio patrioniale, appare dubbia». Gli atti tornano ora al pm, che procederà alla chiusura delle indagini.
