Hanno accumulato 8 milioni di euro di ricavi non pagando le tasse né i dipendenti. Poi, per evitare sanzioni hanno trasferito i propri beni a familiari e tentato di traghettare la società in Senegal. La guardia di finanza, dopo una complessa indagine durata quasi due anni, nei confronti di un’importante azienda dell’Alta Valle del Tevere nel settore dell’autotrasporto, ha denunciato quattro persone alla Procura della Repubblica di Perugia per i reati di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, falso ideologico, bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di valori.
Otto milioni Complessivamente i finanzieri hanno portato alla luce quasi 8 milioni di euro di ricavi che l’impresa non ha dichiarato al fisco, 2 milioni di euro di Iva evasa e circa 400 mila euro di Irap non versata che per gli anni 2009 e 2011 hanno tecnicamente qualificato l’impresa quale «evasore totale» avendo completamente le dichiarazioni dei redditi, mentre per l’anno 2010 risulta presentata una dichiarazione dei redditi con importi irrisori.
Trasferimento in Senegal Gli imprenditori indagati, inoltre, avevano anche espletato le procedure presso la Camera di commercio di Perugia necessarie al trasferimento dell’azienda in Senegal e allo scopo avevano occultato o distrutto la documentazione amministrativo-contabile della società.
20 autisti non pagati Tale stratagemma, secondo gli inquirenti, era stato predisposto per sviare ed ostacolare i controlli, evitare le pesanti sanzioni da parte dell’Erario, non corrispondere le dovute spettanze al personale dipendente (circa 20 autisti) e distrarre le disponibilità immobiliari e finanziarie dalla massa creditizia. Tutto ciò è stato smascherato dai finanzieri attraverso approfondite indagini di polizia giudiziaria e specifici accertamenti patrimoniali e bancari che hanno portato alla scoperta di 16 rapporti di conto corrente bancario alimentati con proventi dell’attività non dichiarata al Fisco.
Immobili ai familiari La complessa attività di indagine ha permesso, inoltre, di accertare che, ancor prima del trasferimento della sede legale all’estero, i titolari avevano tentato di “spogliarsi” della titolarità delle proprie disponibilità immobiliari vendendoli a un’altra società creata ad hoc e con la costituzione di un trust, entrambi riconducibili a familiari (nuore e nipoti).
