Intestavano partite Iva a dipendenti nullatenenti, che non versavano tasse e poi sparivano nel nulla. La guardia di finanza di Città di Castello ha sgominato un’organizzazione composta da cittadini cinesi eseguendo a loro carico un sequestro preventivo di crediti e beni finalizzato alla confisca per 140 mila euro. Le fiamme gialle tifernati hanno anche denunciato quattro persone per i reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e omesso versamento delle imposte per oltre 160 mila euro, comminando sanzioni amministrative da 3 a 24 mila euro per l’impiego di sette lavoratori in nero e la sospensione dell’attività.
Prestanome Le modalità di attuazione dell’illecito prevedevano la costituzione di ditte individuali, operanti nel settore della camiceria e maglieria “griffata” intestate a dipendenti , che così fungevano da prestanome, i quali dopo poco tempo – generalmente nel giro di due anni – si rendevano irreperibili, omettendo nel frattempo di versare le imposte dirette e l’Iva nonché i contributi previdenziali ed assistenziali.
Modus operandi Così accadeva che prima che il fisco, l’Inps e l’Inail potessero avviare le procedure di accertamento delle violazioni e del successivo recupero, il titolare prestanome della ditta – rigorosamente nullatenente – si rendeva irreperibile e al suo posto veniva piazzato un altro cittadino cinese, intestatario di una nuova posizione Iva che perpetuava nuovamente la frode ai danni delle casse erariali.
Lisa In realtà è stato accertato che si trattava di dipendenti assoldati per tale scopo dal vero autore della frode, una donna cinese nota con lo pseudonimo di “Lisa”, la quale teneva sistematicamente i rapporti con i fornitori e i clienti e in pochi anni aveva accumulato indebitamente ed esentasse ingenti risorse finanziarie con il sistema delle imprese “apri e chiudi”, praticando sul mercato prezzi altamente concorrenziali.
Maxi sequestro I finanzieri tifernati dopo aver portato alla luce l’insidioso e fraudolento sistema così congegnato, su disposizione della procura della Repubblica e del gip del tribunale di Perugia, hanno quindi eseguito il sequestro preventivo di cinque conti correnti, un’autovettura di grossa cilindrata, denaro contante e crediti vantati nei confronti di due aziende italiane, per un totale di oltre 140 mila euro.
Sequestro decisivo Il comandante provinciale, il colonnello Vincenzo Tuzi, tiene ad evidenziare come «nella fattispecie il fenomeno dell’evasione fiscale, e delle correlate mancate entrate derivanti dagli omessi versamenti delle imposte, sia stato aggredito con gli strumenti giuridici più appropriati mediante il ricorso al sequestro preventivo dei crediti che le ditte vantavano nei confronti dei clienti».
