di Chiara Fabrizi

Aveva iniziato in cucina come lavapiatti, ma era talentuoso e affidabile, tanto che nel giro di un paio di anni al ristorante “Il Tempio di gusto” di Spoleto aveva compiuto un percorso di crescita professionale significativo, arrivando nell’ultimo periodo, a occuparsi in totale autonomia della preparazione dei secondi piatti. Qui, tra l’Arco di Druso e piazza Fontana, nel cuore del centro storico di Spoleto, lo choc per l’omicidio di Obi, 21 anni, come lo chiamavano i colleghi, è palpabile.

La titolare Manuela Santoni, fatica a trattenere le lacrime al momento dell’apertura del
locale martedì mattina, mentre ricorda l’ultima volta che ha visto Obi, all’anagrafe Bala Sagor: «Era mercoledì sera e ci saremmo dovuti rivedere venerdì mattina perché per il pranzo avevamo qui un impegno importante, di cui era al corrente». Ma Obi era già scomparso, l’ultimo avvistamento risalirebbe alle 11 di giovedì nella zona di piazza Garibaldi, sempre nel centro di Spoleto: il 21enne è dunque scomparso nel suo giorno di riposo dal lavoro.

Chi Obi abbia incontrato quel giovedì mattina prima di scomparire nel nulla fino al ritrovamento del suo corpo in pezzi avvenuto lunedì sera dietro ai giardini del quartiere Casette di Spoleto non è per ora chiaro. Chi lo ha visto in piazza Garibaldi l’ultima volta assicura che Obi fosse in sella alla sua bici, una citybike elettrica, la stessa che è stata ritrovata accanto al sacco nero con parte del suo corpo. Quella bici, del resto, era il suo unico mezzo di trasporto. «Veniva al ristorante con la bici da Sant’Angelo in Mercole di
Spoleto, nel centro di accoglienza in cui alloggiava», ha raccontato Santini, spiegando che «solo in caso di maltempo lo abbiamo riaccompagnato al suo alloggio in auto».

Obi era un richiedente asilo arrivato a Spoleto il 12 giugno 2023 ed era tuttora in attesa di comparire davanti alla commissione per compiere il primo esame e capire se avesse diritto a ottenere la protezione. «Voleva restare, non parlava molto bene l’italiano, ma ci ha più volte fatto capire che il suo percorso migratorio era stato molto complesso e pesante», ha detto Santoni. Lei e gli operatori del centro di Sant’Angelo sabato mattina sono andati in caserma per denunciare la scomparsa di Obi, ritrovato quasi tre giorni dopo senza vita e in pezzi, chiuso in un sacco nero e gettato vicino ai binari.

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