di Francesca Marruco
Tutti si aspettavano la sentenza per l’albanese Gjergji Alfons, imputato per il duplice omicidio di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli, ammazzati nel loro casolare di Cenerente nell’aprile del 2012. E invece la Corte d’Assise di Perugia, presiseduta dal giudice Gaetano Mautone, ha disposto un rinvio per «l’assoluta necessità di procedere a un nuovo esame» del perito Alessio Coletti, che ha effettuato la perizia genetica con la formula dell’incidente probatorio.
Il Dna È evidente che l’arringa dell’avvocato Luca Maori deve aver insinuato ben più di un dubbio nei giudici. Il legale ha infatti evidenziato che dalla scena del delitto sono emersi dei Dna non attribuiti a nessuno degli imputati. In particolare due Dna maschili non attribuiti sono stati isolati su un mozzicone di sigaretta rinvenuto nella camera dell’omicidio e sotto le unghie di Sergio Scoscia. Mentre invece il Dna femminile è stato isolato sull’impugnatura del martello con cui Scoscia è stato torturato.
In appello Maori ha messo in evidenza che il Dna di Gjergji non è stato trovato in alcuna traccia ed è stato l’unico dei tre albanesi a non essere scappato dopo il duplice omicidio, a differenza degli altri due albanesi Laska Ndreck e Gioka Artan, che mercoledì pomeriggio sono stati condannati in Corte d’Assise d’Appello di Perugia rispettivamente all’ergastolo per Laska Ndrec, reo confesso il cui Dna è stato ritrovato sotto l’unghia del cadavere di Sergio Scoscia e ha poi ridotto la condanna di Gjopka Artan detto Anton dall’ergastolo a 20 anni di reclusione. I giudici di secondo grado hanno inoltre ridotto la condanna a Perdoda Marjana, basista della rapina, a 4 anni e 6 mesi di reclusione.L’appuntamento è per il sei novembre prossimo davanti alla Corte d’Asssise di Perugia.


