Due dei presunti assassini di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli

di Ivano Porfiri

Ergastolo per Ndrek Laska e Artan Gjoka, quattro anni e otto mesi di reclusione per la basista Marjana Perdoda e il rinvio a giudizio per Alfons Gjergji. Questo il verdetto del gup Alberto Avenoso per il delitto di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli, uccisi nel corso di una rapina a Cenerente nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2012.

La sentenza Il verdetto è giunto dopo tre ore di camera di consiglio. Il gup ha anche disposto il risarcimento in via definitiva di 100 mila al Comune di Perugia, che si era costituito parte civile, e una provvisionale di 100 mila euro per la sorella di Sergio Scoscia altrettanti per il nipote. Il processo nei confronti di Gjergji si aprirà il 10 ottobre prossimo davanti alla corte d’assise di Perugia.

Famiglia: «Giustizia rapida» La soddisfazione da parte della famiglia viene espressa a caldo dall’avvocato Alessandro Vesi. «La famiglia Scoscia ha sentito fin da subito la vicinanza delle istituzioni e ora anche la rapidità della giustizia che in 14 mesi è giunta alla condanna di tre dei quattro indagati. Ora continueremo a seguire con la massima attenzione l’apertura del processo davanti alla corte d’assise».

Boccali: «Pena esemplare» Commenta con soddisfazione anche il sindaco Wladimiro Boccali. «Una pena esemplare – dice – per un delitto brutale che ha lasciato una traccia profonda nella nostra comunità. Non solo due persone  uccise in modo selvaggio: il delitto di Cenerente ha contribuito ad aumentare l’allarme sociale ed il senso di insicurezza. Che si ricostruiscano le responsabilità e si faccia giustizia non ripara la perdita di due vite ma almeno rafforza un sentimento di fiducia nel funzionamento  delle istituzioni. Questo volevamo costituendoci, come Amministrazione comunale, parte civile nel processo».

Ultime repliche Nell’ultima udienza hanno preso la parola gli avvocati di parte civile, Alessandro Vesi per la famiglia delle vittime e Luciano Ghirga per il Comune di Perugia, e poi le difese, con gli avvocati Claudio Caparvi, Daniela Paccoi e Rosa Conti. La decisione del giudice è giunta appena in tempo per evitare il 24 giugno la scadenza dei termini della custodia cautelare in carcere di Gjergji.

Le richieste del pm Il pm Claudio Cicchella aveva chiesto l’ergastolo per Ndrek e Gioka, sei anni per Marjana e il rinvio a giudizio davanti alla corte d’assise per Gjergji. I primi tre hanno chiesto il rito abbreviato, che è valso loro uno sconto della pena (per l’ergastolo viene evitato l’isolamento diurno). Gjergji invece andrà a processo con rito ordinario e non beneficerà di alcuno sconto. Per il suo legale Luca Maori, Gjergji, che non ha mai parlato a differenza degli altri due albanesi, sarebbe una sorta di «vittima sacrificale decisa dagli altri due imputati». Di Gjergji, a differenza degli altri, non ci sono tracce genetiche all’interno del casolare della mattanza.

Martellate come proiettili Nella lunga requisitoria, il pubblico ministero Claudio Cicchella aveva ricostruito tutte le fasi del duplice omicidio di Cenerente. Anche quelle più cruente. Per evidenziare la ferocia con cui i tre rapinatori in cerca d’oro, uccisero madre e figlio. In particolare l’ex orafo, torturato con un martello che gli provocò lesioni profonde come quelle di un proiettile.

Brutale delitto Sergio Scoscia e la madre Maria Raffaelli morirono la notte fra il 5 e il 6 aprile 2012 durante un tentativo di rapina a Cenerente, frazione di Perugia. Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Perugia, coordinata dal sostituto procuratore Claudio Cicchella, la loro abitazione fu presa di mira da una banda di malviventi albanesi, indirizzati da una giovane prostituta che frequentava la zona, la quale aveva saputo dell’attività di orafo di Scoscia e della presenza in casa sua di una cassaforte con monili in oro. Il commando irruppe in casa da una finestra sorprendendo madre e figlio. Sergio Scoscia morì dopo essere stato colpito in più parti del corpo con un martello, mentre l’anziana madre fu colta da malore dopo che era stata immobilizzata e imbavagliata. Artan Gioka e Ndrec Laska, 25 e 29 anni, sono stati individuati e arrestati in Albania, dove erano fuggiti il giorno successivo al duplice delitto. Alfons Gjergji di 27 anni è stato invece arrestato a Roma.

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