L'impianto fotovoltaico sequestrato (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Circa 5 ettari di pannelli fotovoltaici sequestrati e 8 persone, tra imprenditori, tecnici e dipendenti del Comune di Castel Ritaldi, indagati per violazione in concorso del Testo unico ambientale e delle leggi urbanistiche, agli impiegati di palazzo municipio viene contestato anche l’abuso di ufficio. Sono scattati mercoledì mattina i sigilli all’impianto da due megawatt, realizzato circa un anno e mezzo fa a Castel San Giovanni, frazione del piccolo borgo umbro a due passi da Spoleto, e costato tra i 5 e i 6 milioni di euro.

Le indagini, condotte dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Perugia e coordinate dal sostituto procuratore Federica Albano, hanno preso il via da un controllo ordinario. Gli uomini del capitano Giuseppe Schienalunga hanno immediatamente rilevato l’inidoneità dei titoli abilitativi presentati e autorizzati dal Comune per la realizzazione dell’impianto. Per una distesa di pannelli fotovoltaici che producono più di un megawatt di potenza, questo il punto, è necessaria per legge la valutazione di impatto ambientale (via) che, oltre a prevedere un iter più stringente e lungo, obbliga il proprietario a disporre, una volta che l’impianto è giunto a termine vita, il ripristino dello stato dei luoghi. Un impegno particolarmente oneroso utile a garantire, considerata l’estensione delle aree interessate, la tutela dell’ambiente.

Il «trucco» per eludere la Via A Castel San Giovanni, per gli inquirenti, niente di tutto questo è stato fatto. La tecnica per eludere la legge è tanto elementare quanto diffusa: il progetto da due megawatt si spacchetta in due impianti adiacenti da un megawatt ciascuno e si avviano due procedure autorizzative distinte che fanno capo ad altrettante società. Il trucco, questo il nocciolo dell’inchiesta, permette di usufruire di un iter più rapido e in prospettiva meno costoso, che prevede semplicemente la richiesta del permesso di costruzione (pdc) ed esula il proprietario dal ripristino dello stato dei luoghi, una volta che l’impianto è giunto a termine vita

Il via libera del Comune Il pdc, inutile dirlo, è stato rilasciato dai dipendenti del Comune di Castel Ritaldi che, senza insospettirsi di nulla, hanno autorizzato le due distinte società alla realizzazione di due impianti contigui, da qui l’ipotesi di violazione in concorso del Testo unico dell’ambiente e, di riflesso, delle leggi urbanistiche. A cui si aggiunge quella degli impiegati di palazzo municipio indagati anche per abuso di ufficio.

Il sequestro e gli indagati Il gip del tribunale di Spoleto ha accolto le richieste formulate dal sostituto procuratore Albano, sulla base delle risultanze presentate dagli uomini del capitano Schienalunga al termine di una minuziosa attività di indagine, disponendo il sequestro preventivo dell’impianto e l’iscrizione al registro degli indagati di otto persone, tra imprenditore committente, a cui fanno capo le due società titolari dell’impianto, tecnici della ditta realizzatrice, tutti umbri seppur non della zona, e dipendenti del Comune.

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One reply on “Castel Ritaldi, cinque ettari di impianto fotovoltaico fuorilegge: otto indagati”

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