di Francesca Marruco
«Non è da addebitare al caso o all’imprevedibile se la società ‘selezionata’ si sia rivelata immediatamente inadempiente, essendo mancata ogni verifica sulle credenziali e sulla serietà del contraente, ed anzi, avendo pervicacemente proceduto alla stipula del contratto in presenza di chiari indicatori di inaffidabilità». Le durissime parole arrivano dai revisori dei conti dell’università per Stranieri contenute nell’esposto finito sulla scrivania del procuratore generale presso la Corte dei Conti dell’Umbria Agostino Chiappiniello, per l’affaire della scuola di cucina italiana all’ex Contrappunto che non è mai ‘nata’.
L’esposto Non ci vanno tanto per il sottile e ricostruiscono punto per punto come, secondo loro, una gestione ( coscientemente) scellerata delle due gare per la gestione della scuola di cucina italiana, abbia portato alla creazione di un danno erariale stimato in una cifra superiore alle 500 mila euro. Al centro della bufera c’è l’ex rettore della stranieri e attuale ministro dell’istruzione Stefania Giannini, il cui operato è stato apertamente difeso dall’attuale rettore Giovanni Paciullo, raggiunto telefonicamente dopo che lunedì le fiamme gialle di Perugia hanno trascorso lunghe ore nell’ateneo acquisendo parecchi documenti e ascoltando anche alcuni dipendenti come richiesto proprio dal procuratore Chiappiniello che sta esaminando la questione.
Le date Nel 2008 l’Università decide di voler fare una scuola di cucina italiana collegata all’ateneo nei locali ex Contrappunto di Perugia. La prima gara pubblica è del 29.12.2008, le due offerte pervenute vengono aperte nel luglio del 2009, ma al 13.11.2009 l’impresa aggiudicataria non aveva ancora stipulato il contratto, quindi l’università decide di non concedere la proroga e intraprendere azioni per il risarcimento del danno subito. Poi il 17.3.2010 veniva stabilita una modifica del precedente bando, in cui si inizia a parlare anche dello «sviluppo d’un progetto culturale volto a promuovere la vocazione internazionale dell’università per stranieri di Perugia». Alla scadenza del bando il 13.4.2010 non arrivò nessuna offerta, quindi venne prorogato il termine fino al 22 aprile, «essendo pervenuta ei nuovi termini di scadenza la sola offerta» presentata dalla stessa azienda su cui l’università stava cercando di rifarsi.
La seconda gara I revisori dei Conti Maria Adele Paolucci e Antonio Buccarelli, mettono nero su bianco che dopo la seconda gara in cui l’unico a fare un’offerta è la stessa azienda della prima, l’Ente universitario, invece di «procedere alle contestazioni per i gravi danni subiti ha ritenuto ( con decreto rettoriale dalla motivazione a dir poco debole date le pregresse vicende e le contingenze del momento) di prorogare i termini per la presentazione delle offerte a tutto beneficio del omissis, che ancora una volta aveva dimostrato di non tenere nella benché minima considerazione le esigenze dell’Università». E tra la prima e la seconda gara, per i revisori dei conti, la differenza starebbe nell’«introduzione del fantomatico progetto Scuola Internazionale di Cucina, non trova comunque rilievo concreto in sede di valutazione dell’offerta – che totalmente glissa sul punto – ed è quindi richiamato senza alcuna indicazione di dettaglio, ed anzi rinviato ad un momento indefinito, tanto nella delibera di approvazione, che nel contratto di sublocazione».
Quale ruolo? «Non è chiaro – evidenziano ancora i revisori nell’esposto – quale sia il ruolo dell’Ateneo nella creazione di un’Alta Scuola di cucina, né se e chi, e con quale autorizzazione, abbia sottoscritto detta intesa, e quale esito abbia avuto». Per il collegio dei revisori, non si capisce perché l’Università si sia «pedestremente avventurata nella descritta operazione commerciale» in cui «ogni altra finalità comunque manifestata, risulta vaga, generica e superficiale e velleitaria».
Consapevoli del danno erariale «Ciò detto – affondano – la decisione di procedere all’aggiudicazione, nonostante la sequela di illegittimità ed irregolarità fino a quel momento commesse, e nonostante l’inaffidabilità del soggetto ‘prescelto'( ed invero quasi ‘forzato’ a divenire il contraente dell’Ateneo, in mancanza d’altri) appare l’esito ineluttabile di una intrapresa presa di programmazione e fuori da ogni logica. E’ da rimarcare, in quest’ottica, come di fronte alla consapevolezza di un danno erariale che aumentava in maniera esponenziale, si è addivenuti alla stipula di un contratto in perdita e senza alcune garanzie sulle prestazioni non legate al mero pagamento dei canoni di locazione, così abdicando definitivamente ad ogni ruolo nella gestione dei locali ex Contrappunto e nel loro utilizzo per finalità di interesse pubblico». E comunque scrivono, «a ben vedere se anche l’operazione avesse avuto successo, si sarebbe prodotta un’attività abnorme per un beneficio assolutamente risibile».
Colpa gravissima Per questo che per i revisori, «tutte le condotte descritte, poste in essere in contrasto a principi generali di trasparenza, imparzialità, economicità ed efficienza che dovrebbero ispirare l’azione amministrativa, anche nelle scelte discrezionali, sono certamente ascrivibili, con diverso grado di coinvolgimento ai vertici dell’Ateneo ed integrano il requisito di colpa gravissima».
