di Francesca Marruco
Dopo la pausa estiva la guerra a colpi di testimonianze e richieste di consulenze nel processo per la sparizione di Sonia Marra è ripresa a pieno ritmo. Sono 180 i testimoni che la difesa di Umberto Bindella porterà in aula per cercare di portare i giudici dalla loro parte, che è quella di un Bindella innocente finito in questa storiaccia solo per aver voluto aiutare un’amica.
La pista clericale L’obiettivo delle agguerrite Daniela Paccoi e Silvia Egidi è palese: riesumare la pista che per un determinato periodo di tempo venne battuta dagli inquirenti. La «pista clericale», come l’ha definita il maggiore dei carabinieri Giovanni Cuccurullo chiamato a testimoniare dalle due legali. Quella pista nacque con l’informazione di una fonte confidenziale dei carabinieri e morì per mancanza di riscontri oggettivi oltre ad una «chiacchiera» che circolava e vedeva un prete implicato nella scomparsa di Sonia Marra.
Intercettare il vescovo La storia del sacerdote andò avanti per un po’ e ci furono interrogatori e approfondimenti d’inchiesta. Non tutti però vennero disposti dalla magistratura inquirente. E’ stato il maggiore Cuccurullo che, a specifica domanda delle avvocatesse Egidi e Paccoi, ha rivelato della richiesta presentata dai suoi militari di intercettare l’attuale vescovo di Gubbio Mario Ceccobelli e non concessa dall’allora magistrato titolare delle indagini Daniela Isaia.
La fonte Mons. Ceccobelli finì in qualche modo implicato nell’inchiesta sulla sparizione di Sonia Marra perché la fonte dei carabinieri riferì di una conversazione avvenuta tra lui e una farmacista, in presenza di un terzo sacerdote, in cui si sarebbe parlato di una qualche implicazione di don Luca Bartoccini. Don Bartoccini, che lavorava al centro di teologia di Motemorcino in cui era impiegata e risiedeva anche Sonia è stato sentito in udienza, e anzi, venne fatto anche un confronto tra lui e il luogotenente dei carabinieri di Perugia Mauro Rossini che lo interrogò.
Nessun riscontro Ma la cosiddetta pista clericale, che verrà ancora scandagliata a fondo con i testimoni che la difesa Bindella ha citato, come ha riferito il maggiore Cuccurullo «venne archiviata perché oltre alle chiacchiere non c’era nulla di concreto». La difesa, come prevedibile, cercherà di riesumarla in ogni modo. Sfileranno infatti in aula l’ex vescovo di Perugia- Città della Pieve Giuseppe Chiaretti, mons. Mario Ceccobelli e Gualtiero Sigismondi.
I testi in aula Intanto martedì mattina in aula è stato ascoltato anche il vice questore Anna Lisa Lillini del compartimento di polizia postale e alcuni compagni del corso di inglese frequentato da Umberto Bindella all’epoca della sparizione di Sonia. Proprio la sera della scomparsa della ragazza Bindella aveva quella lezione. Sul registro lui appare presente, ma come sostiene l’accusa, e ha ribadito la docente ascoltata in aula, quelle presenze erano segnate in maniera non precisa. A volte a metà lezione. Nessuno appuntava se qualcuno arrivava tardi o usciva prima. La difesa sostiene ovviamente il contrario: se era segnato presente vuol dire che era lì e non a nascondere il cadavere di Sonia.
Le ricariche al telefono di Sonia Martedì mattina in aula la difesa Bindella ha anche ottenuto che nella prossima udienza venga conferito un incarico per rintracciare chi fece una ricarica al cellulare di Sonia dopo la sua scomparsa. In tutto quattro ricariche, una delle quali fatta da un terminale, e quindi rintracciabile. Perché – se era sparita, chiede la difesa – le ricaricarono il telefono? E chi lo fece. La consulenza forse potrà stabilire almeno da dove venne fatta la ricarica. Quando deposero i famigliari di Sonia, dissero di averle fatto un versamento nella speranza che fosse viva. Potrebbero aver fatto lo stesso per il telefono?

