di Fra.Mar.
«In un certo senso sono state le prove che sono venute a cercarci». E’ questo uno dei passaggi della requisitoria del pubblico ministero Mario Formisano, che mercoledì mattina ha chiesto il rinvio a giudizio per Orfeo Goracci e tutti gli altri imputati che nel febbraio del 2012 finirono in carcere insieme a lui con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio e alla corruzione. Quasi due ore in cui il magistrato ha ripercorso alcune fasi dell’indagine denominata ‘Trust’ e ha calcato la mano sul comportamento tenuto dagli indagati dopo essere venuti a conoscenza dell’esistenza dell’inchiesta. Comportamento per cui i pubblici ministeri titolari dell’indagine hanno parlato di inquinamento probatorio.
Interesse pubblico piegato Dopo la requisitoria del pubblico ministero, è stata la volta delle parti civili: l’avvocato Nicola Di Mario per il Comune di Gubbio e Laura Modena per alcuni dipendenti dell’ente. Di Mario ha parlato di «condotte svincolate dall’interesse pubblico, curvato verso fini individualistici, personali, collettivi di un determinato gruppo amicale, che emerge in maniera netta dall’analisi degli elementi dell’accusa».
Accordo stabile Puntualizzando poi che in udienza preliminare, in assenza di richiesta di riti alternativi, il giudice non decide sull’innocenza o sulla colpevolezza dell’imputato, l’avvocato Di Mario, ha anche parlato di «un accordo stabile volto alla consumazione dei reati, confermato dai comportamenti che gli imputati hanno assunto dopo la conoscenza delle indagini a loro carico. Si attivano per recuperare gli atti, chiedono informazioni sull’attività in corso. In una parola cominciano a svolgere una protezione e salvaguardia del sodalizio criminoso». La prossima udienza è in programma il 24 marzo e finalmente, il 31 marzo dovrebbe arrivare la sentenza.
