Resta ancora senza risposte il caso della scomparsa di Barbara Corvi, svanita nel nulla 17 anni fa da Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, dove lasciava famiglia e figli all’età di 35 anni. I sospetti sul marito, da allora ai tempi più recenti, non hanno mai appagato la sete di verità dei familiari e della comunità amerina tutta.
Dopo essersi rivelata un buco nell’acqua la riapertura del caso nel 2020, è di quest’anno il nuovo tentativo della Procura di risolvere il giallo. L’attenzione si è concentrata su delle cartoline inviate a nome di Barbara ai figli, che non hanno mai riconosciuto la calligrafia della madre. Erano spedite da Firenze, arrivarono pochi giorni dopo la scomparsa della giovane donna. Oggi, con le migliori tecnologie a disposizione, sono stati disposti accertamenti irripetibili sui francobolli, ma l’esito è stato neutro.
Il perito, in Tribunale, giovedì mattina, ha ufficializzato l’assenza di tracce biologiche. Il giudice per le indagini preliminari ha dunque rimesso gli atti a disposizione del Pm che deciderà come proseguire le indagini. Nel registro risultano iscritti, di nuovo, l’ex marito della donna, Roberto Lo Giudice e il fratello di quest’ultimo, Maurizio. L’accusa è di omicidio volontario e occultamento o soppressione di cadavere.
Nell’ambito della stessa inchiesta, gli accertamenti sul Dna estratti dai francobolli delle cartoline sono stati estesi dal Gip anche all’uomo di Amelia con cui Barbara Corvi aveva una relazione extraconiugale all’epoca della scomparsa. Lui non è mai stato formalmente indagato.


