Il trasferimento di Carmelo Musumeci dal carcere di Maiano agita le associazioni. Il detenuto blogger che da dietro le sbarre è riuscito a conquistarsi una laurea in legge, ma soprattutto a dare il via a una campagna di sensibilizzazione sul delicato tema dell’ergastolo ostativo, dovrebbe lasciare il penitenziario umbro nel giro di qualche giorno. La scelta del Dap (diparimento amministrazione penitenziaria) non piace all’associazione Antigone che per bocca del presidente Patrizio Gonnella parla di «indifferenza per le vite che scorrono nelle carceri».
La posizione di Gonnella, che con Antigone si occupa da anni di penitenziari, è semplice: «Carmelo ha scritto libri, aperto un blog, alimentato una battaglia civile riuscendo a coinvolgere personaggi di altissimo prestigio internazionale come Umberto Veronesi e Margherita Hack, rappresenta un esempio di persona recuperata alla società come vuole la Costituzione, eppure viene punito sradicandolo dal carcere dove ha costruito il suo cambiamento». La rabbia, insomma, ha un tiro preciso e colpisce duro il debole sistema penitenziario italiano.
L’appello lanciato dall’associazione Antigone tenta di scongiurare il trasferimento verso altra destinazione di Carmelo Musumeci. L’ordine, che interessa diversi detenuti, sarebbe arrivato nei giorni scorsi e, con buone probabilità, sarà eseguito a stretto giro. Per questo Gonnella scrive: «Ci appelliamo al ministro della Giustizia Paola Severino e al capo dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino affinché sospendano immediatamente questi provvedimenti e non interrompano un percorso riuscito di risocializzazione».
Ferrante: «Il ministro blocchi il trasferimento» A fare eco all’associazione è il senatore Pd eletto in Umbria Francesco Ferrante. «Il ministro della Giustizia Severino accolga l’appello di Antigone e fermi il trasferimento dal carcere di Spoleto di Carmelo Musumeci, esempio positivo di cammino di recupero svolto all’interno di un penitenziario». Sull’ergastolo ostativo, invece, spiega: «Nel carcere di Spoleto sono molti i detenuti, come Musumeci, che stanno scontando l’ergastolo ostativo, una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento penitenziario esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale, una misura che prevede il carcere per la persona sino alla fine dei suoi giorni. A Maiano, grazie anche all’impegno delle associazioni di volontariato, a dispetto di questa durissima condizione per alcuni reclusi è stato possibile tuttavia instaurare quel percorso che ha come fine il recupero della persona, e che vede in Musumeci l’esempio piu’ evidente». E poi: «Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, devono costituire una risposta calibrata e non vendicativa dell’ordinamento. Il trasferimento di Musumeci e altri equivarrebbe all’interruzione improvvisa di un percorso riuscito di risocializzazione, un’ennesima sconfitta per il sistema carcerario italiano»
Per Ferrante ”’.

