Armeni durante i funerali di Lucentini

di Francesca Marruco

«Nessuno lo sente urlare o gridare aiuto dal piazzale della caserma. Non si avvicina al corpo di Lucentini per soccorrerlo o anche solo per sincerarsi delle condizioni del collega in quel momento ancora vivo». E’ anche per questo che la procura della Repubblica di Spoleto ritiene «l’unica plausibile dinamica dei fatti» quella che vede Emanuele Armeni sparare volontariamente al collega Emanuele Lucentini, per poi «poggiare la pistola a terra e avviarsi camminando verso l’interno della caserma».

Sapeva dove sparava? Inoltre, scrivono i magistrati nella richiesta di misura cautelare della procura di Spoleto, Emanuele Armeni, che proprio mercoledì il tribunale del riesame ha lasciato in carcere, «se davvero avesse sparato mentre stava scivolando (come ha detto lui stesso, ndr) non avrebbe potuto conoscere neppure la zona del corpo colpita», e in questo senso, «l’unica spiegazione possibile del comportamento è che Armeni sapesse bene di aver sparato alla testa di Lucentini, e che il collega, ferito così gravemente, non sarebbe sopravvissuto».

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Scena agghiacciante Non solo, la scena ancora più terribile, è stata riferita dal militare che stava entrando in turno: Lucentini era a terra «completamente solo». «Nessuno dei militari che erano già sul posto avevano provato a verificare se fosse possibile recargli soccorso, o almeno conforto. Tutti erano all’interno dell’edificio con Armeni». Tanto è vero che quel militare, in un primo momento,  pensa che Lucentini «si sia suicidato».

Il giovane spavaldo E invece, per la procura Armeni non solo ha ucciso Lucentini volontariamente, ma ha premeditato il gesto. Anche se, come scrivono i magistrati «il movente è attualmente ignoto», esistono degli indizi che gli inquirenti non ignorano. Il primo è quello relativo ai rapporti tra i due militari. Oltre all’intercettazione ambientale dopo il funerale in cui Armeni parla in termini molto offensivi della vittima, c’è la moglie che ha detto:«Di Emanuele Armeni si lamentava perché era spavaldo. Più volte mi ha detto: “Non faccio altro che rimproverarlo, non sopporto che vada così veloce con la macchina”». Per la moglie di Lucentini, che è andata anche al Tg1 a dire che Armeni le aveva detto un sacco di bugie, «Armeni è il classico ragazzo di 30 anni che si vuole mangiare il mondo, l’opposto rispetto a mio marito che era molto preciso».

Le borse con i soldi Bastano le differenze caratteriali per uccidere qualcuno? Al vaglio degli investigatori ci sono diverse possibilità: quella legata a questioni personali, quella del litigio in servizio e infine quelle «ancora tutte da chiarire» legate al ritrovamento di 2000 euro circa all’interno della macchina di Lucentini. Somma «suddivisa in più tranches nascoste in varie borse e portadocumenti». Ma i magistrati si spingono anche oltre e definiscono le indagini «necessarie per verificare se la causale dell’omicidio sia legata a precedenti condotte di rilievo penale delle quali la vittima
fosse venuta a conoscenza».

Incattivito Quale che sia il movente di un delitto ancora tanto enigmatico, ci sono molti comportamenti di Armeni che balzano agli occhi degli investigatori e che li fanno propendere ancora di più per il gesto doloso. Quale uomo che uccide per sbaglio un collega poi non andrebbe alla messa in sua memoria? Lui non lo fa, perché «si è incattivito».

Il guerriero E a un mese di distanza quando c’è l’altra messa in suffragio e l’interlocutore comunica ad Armeni che andrà alla messa «perché oggi è un mese», lui chiede: «di che?». La voce dall’altra parte del telefono gli dice di cosa e lui: «ma che ne so… io resetto subito, da vero guerriero. Purtroppo la mia pratica è quella, istruita da vero guerriero, ed il guerriero è fino alla fine… tanto che devo fa? ». I magistrati si aspettano che racconti come siano andati davvero i fatti.

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