di Francesca Marruco e Ivano Porfiri
Una mitraglietta M12 spara solo se vengono tolte le sicure e si esercita una pressione molto forte sul grilletto. C’è questo elemento, chiarito definitivamente con la perizia balistica, alla base della clamorosa svolta nelle indagini relative alla morte dell’appuntato scelto Emanuele Lucentini: con l’accusa di omicidio volontario aggravato, è stato arrestato il carabiniere che quella mattina sparò nel cortile della caserma di Foligno uccidendo il collega. Anzi, la procura voleva che gli venisse contestata la premeditazione, come spiega lo stesso procuratore Alessandro Cannevale in una nota stampa in cui sostiene che «contrariamente all’avviso del pubblico ministero, il giudice non ha ritenuto configurabile la premeditazione». Emanuele Armeni è stato dunque arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla procura di Spoleto ed emessa dal gip. A prelevare Armeni mercoledì nella tarda mattinata sono stati gli uomini della squadra mobile di Perugia insieme a quelli del Ros di Roma.
La svolta La clamorosa svolta nelle indagini è arrivata a due mesi dalla morte di Lucentini, avvenuta il 16 maggio scorso. Subito dopo che i carabinieri avevano terminato il loro turno, all’interno del cortile della caserma di Foligno, partì un colpo dalla mitraglietta di ordinanza di Armeni, che raggiunse Lucentini alla testa. In prima battuta si era parlato di un colpo partito fortuitamente, così come più volte aveva dichiarato l’odierno arrestato. Armeni aveva infatti detto che il colpo dalla M12 era partito nel momento in cui lui aveva perso l’equilibrio uscendo dall’auto di servizio.
Incongruenze Ma già dall’esame autoptico, eseguito dai medici legali Mauro Bacci e Anna Maria Verdelli come periti della procura e Sergio Scalise Pantuso come consulente della vedova Lucentini, era emersa una forte incongruenza con il racconto del militare. La traiettoria del colpo era infatti fin troppo orizzontale per essere un colpo partito dal basso verso l’alto. Questo e altri elementi avevano portato quindi la procura di Spoleto a sollevare i carabinieri dalle indagini e a delegare invece la squadra mobile della questura di Perugia per gli accertamenti tecnici confluiti nella perizia balistica.
Balistica E alla base dell’arresto ci sono proprio i risultati della balistica: quello che dicono gli elementi oggettivi estrapolati dagli esperti dall’arma, dal proiettile, dalla traiettoria del colpo non lascerebbe spazio a dubbi: quel maledetto colpo non è partito accidentalmente, e non è stato sparato dalla distanza dichiarata da Armeni.
Famiglia Lucentini: fiduciosi «Noi – ha detto l’avvocato della famiglia Lucentini Maria Antonietta Belluccini – siamo fiduciosi nel lavoro degli inquirenti, riteniamo che stiano facendo un ottimo lavoro, ma in questo momento non possiamo dire altro». Era stato anche su forte sollecitazione della famiglia del militare deceduto che la procura di Spoleto aveva approfondito quelle che inizialmente erano indagini aperte per omicidio colposo, che poi però sono proseguite verso la terribile accusa di omicidio volontario aggravato.
Movente? Quello che manca ancora all’appello però è il movente, e lo dice anche la procura di Spoleto nella nota stampa:«E’ attualmente ignoto il movente del delitto contestato» si legge. Ad un certo punto delle indagini si disse che Armeni aveva premuto il grilletto della M12 mimando un’esecuzione pensando di avere per le mani la mitraglietta appena scaricata, invece aveva quella carica del collega. Ma è ancora presto per dire se le cose siano andate veramente così. Sicuramente nelle prossime ore anche il militare arrestato, trasferito nel carcere di Spoleto, dirà la sua davanti al magistrati di Spoleto Sandro Cannevale ( procuratore capo) e Michela Petrini, che lo interrogheranno.
Procura: grazie a cancellieri Intanto, i magistrati nella nota che hanno diramato hanno voluto «ringraziare pubblicamente il personale della segreteria, e in particolare i cancellieri Roberta Gori, Antonella Scimiterna e Francesca Opinato, per il lavoro straordinario prestato ben oltre i limiti dei loro doveri. Anche in questa occasione – scrive il procuratore nella nota stampa -, solo il senso di responsabilità del personale amministrativo ha garantito il proficuo svolgimento di un gran numero di attività urgenti in un’indagine difficile e complessa, in un ufficio che dal 2012 ha visto triplicate le dimensioni del circondario e mantenute incredibilmente intatte, nell’indifferenza del Ministero della Giustizia e in assenza di aiuti continuativi da altri uffici giudiziari, risorse umane e materiali già allora insufficienti e oggi largamente inferiori a quelle di qualsiasi altra procura di analoghe dimensioni». Alla fine della scarna nota la procura annuncia poi che «non sono previsti ulteriori comunicati fino alla fine delle indagini».
