di Fra.Mar.
Alcuni bovini sono risultati geneticamente non compatibili con le madri dichiarate. Se questo non volesse dire che qualcuno ha truffato venditori e consumatori, la cosa potrebbe anche essere ironica. Ma qui di ironico c’è ben poco. Secondo le indagini dei Nas di Perugia ci sarebbero ingenti guadagni illeciti fatti con bovini venduti come di razza chianina quando invece non lo erano. E ci sarebbero stati pericoli per la commercializzazione di capi malati, come è emerso dall’operazione ‘lio’ contro la contraffazione della carne bovina che ha portato a sequestri in tutta Italia.
Le accuse Nel decreto di perquisizione disposta dal sostituto procuratore Massimo Casucci, le accuse contro il patron dell’allevamento Agricola Santa Maria, Attilio Piselli, il figlio Maurizio e altre dieci persone sono tutte nero su bianco e sono una sfilza lunghissima. Per tutti c’è l’associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di sostanze alimentari, e al commercio di sostanze alimentari nocive e falsi.
I capi In particolare, si legge negli atti d’indagine, «Attilio e Maurizio Piselli, in qualità di legale rappresentante fattivo collaboratore dell’Agricola Santa Maria, quali promotori e organizzatori, provvedevano ad asportare marchi auricolari e passaporti da bovini legalmente acquistati per riutilizzarli su animali diversi, di dubbia provenienza e malati».
Galullo Pasquale e Galullo Vincenzo, «in qualità di allevatori di bovini da carne e commercianti, provvedevano a reperire bovini di ignota provenienza e malati, allevarli privi di marche auricolari, così da poter apporre successivamente quelle procurate dai Piselli, con la complicità del veterinario dottor Raffaele Arcangelo Lellis per le false attestazioni sanitarie, ‘di aver visitato gli animali con esito favorevole’».
Gli altri Introppico Enzo, Ilio e Mario Leoni «in qualità di autotrasportatori, provvedevano al trasporto di bovini ai quali erano state apposte marche auricolari contraffatte». Camorri Alberto e Darini Fabio, «in qualità di commercianti e titolari della stalla da sosta, fornivano a Piselli Maurizio l’utilizzo ‘ fittizio’del proprio insediamento zootecnico quale sito di provenienza di bovini malati aventi marchi contraffatti e sottoposti alle compiacenti attestazioni del veterinario Romano Faldi».
Diffusione tubercolosi I due Piselli, i due Galullo, Camorri, e i veterinari Lellis e Faldi per l’accusa hanno anche «permesso la movimentazione di animali malati provocando la diffusione delle malattie infetive diffusive della brucellosi e della tubercolosi negli allevamenti di Umbertide, di Todi e Giano dell’Umbria». In tutto, gli uomini del Nas di Perugia hanno indagato 65 persone, ma tra tutte il comune denominatore sarebbe stato proprio l’allevatore perugino, già a processo per gli stessi reati nell’ambito di un’indagine del 2006, Attilio Piselli. Il suo avvocato Marco Brusco, che raggiunto telefonicamente sottolinea come il suo assistito sia ricoverato in ospedale per una grave malattia, e si difenderà nelle sedi opportune non avendo nulla da temere.
Altri nomi Indagati anche Giovabattista Cristini, Danilo Tatangelo e Giuseppe Valente, perché avrebbero reperito bovini di ignota provenienza poi marchiati falsamente con la complicità dei veterinari Marco Gargano e Luigi Perrucca. Indagati infine anche gli allevatori Roberto Corsetti, Francesco fabiani e Talemico Toni. E questi non sono che alcuni dei 65 indagati per aver spacciato per chianina carne che non lo era e per aver quasi venduto, se non fosse stato per l’intervento dei Nas, di 500 capi malati di tubercolosi.
